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Serena Rossi, una milanese… napoletana

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L'attrice, dopo gli applausi a Venezia si racconta tra lavoro e nuovi successi

Torna nel piccolo schermo, dove ottenne i primi riconoscimenti importanti. La napoletana Serena Rossi ha stupito il pubblico di Detto Fatto dopo essere stata invitata a sostituire Caterina Balivo per la maternità della showgirl. La sua presenza nel programma è stata così significativa che in Rai non si sono lasciati sfuggire la possibilità di utilizzare la sua versatilità anche per Celebration, lo show musicale che prenderà il via il 14 ottobre. Invece, fino al 2, sarà a Detto Fatto. Il 5 ottobre uscirà nelle sale cinematografiche Ammore e malavita, il film dei Manetti Bros con cui è stata applaudita al Festival d’arte cinematografica di Venezia.

 

Racconta qualcosa del tuo personaggio e del perché hai accettato la proposta dei Manetti bros.

«Fatima è una giovane infermiera e la prima volta che la vediamo è con il sottofondo della coda di una canzone che dice “nessuno può salvarsi da Scampia”. Invece lei da Scampia è fuggita, perché ha studiato ed è diventata infermiera, è una ragazza semplice, una sognatrice, una ragazza pulita. Già per questo le voglio bene, perché rappresenta l’enorme fetta di napoletani che mi piacciono. Il personaggio mi sta addosso perfettamente perché è molto musicale, Ammore e malavita è un musical, un omaggio alla sceneggiata napoletana recitata in chiave moderna».

Come sei cambiata in questi anni, dagli inizi in Un Posto al Sole, fino alle grandi partecipazioni cinematografiche e il successo di queste settimane di nuovo in tv?

«Un Posto al Sole è stato l’inizio della popolarità. Avevo già fatto teatro e altre cose. Pensavo che il cinema fosse diverso. Sicuramente una soap opera ha minori possibilità di approfondire un personaggio però devo confessarti che cambia solo la grandezza dello schermo, se sei una persona seria e professionale, la differenza non è così rilevante. Ovviamente il cinema offre la possibilità di vivere delle tutte quelle avventure che girano intorno a esso che sono molto emozionanti come per me è stato la possibilità di andare alla Mostra del cinema di Venezia».

Una volta hai dichiarato che sei una “milanese napoletana”. Perché?

«Magari il pubblico mi immagina come una napoletana un po’ scombinata, con la testa per aria, che vive sulle nuvole. Invece, io non sono così, sono una napoletana di Milano. I milanesi sono molto più pragmatici e questa per me è stata una fortuna nella mia carriera:sì, ci vuole la parte un po’ svaporata, ci vuole l’estro, ci vuole il talento, però per andare avanti è necessaria anche molta serietà, molta disciplina. Questo me lo ha insegnato il teatro, perché devi avere a che fare con una compagnia, con tante altre persone tutte allo stesso livello, avendo sempre rispetto per tutti i ruoli. Io poi sono anche una sec i miei quaderni, i miei appunti e quindi forse sono anche un po’ svizzera».

Tra Milano e Napoli, Roma come si inserisce?

«Mi sono trasferita a Roma per amore, il cinema è lì mentre a Milano c’è la televisione e a Napoli c’è la famiglia di origine, mentre la famiglia che mi sono creata è nella Capitale, una città che amo tantissimo perché è una metropoli solare».

Uno dei momenti più importanti della tua carriera è stato il cartone anomato Frozen, in cui hai doppiato la principessa Anna. Che esperienza è stata?

«Agli inizi non avevo ben capito la portata. Quando doppi sei da solo, vedi le tue scene scorrere in bianco e nero su uno schermo. Poi all’anteprima io, Serena Autieri (doppiatrice della principessa Elsa, ndi) e tutti gli altri ci siamo davvero commossi, abbiamo capito di aver preso parte alla storia. Nella tua carriera fai un sacco di cose, alcune belle, altre no, alcune saranno ricordate, altre dimenticate, ma se pensi che noi ancora oggi guardiamo Cenerentola ciò ti fa capire che un film Disney è per sempre. Io so che i figli di mio figlio vedranno Frozen con la mia voce, sei un piccolo tassello di un quadro importantissimo».