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Da Roma a Siena in moto: ultimo giro enogastronomico del 2017

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Prima del “letargo” invernale, un’ultima puntata nelle terre dell’uva e delle olive, in tempi di vendemmia e raccolta. Vi raccontiamo un week-end di 600 km (andata e ritorno) in sella alle Honda crossover. Tra un bagno alle terme, un pranzo dal “divo della ciccia” e una degustazione di Brunello

Roma - A ottobre arrivano i primi freddi e i motociclisti appassionati di turismo, anche quelli più temerari, iniziano a pensare al “giaciglio” dove far riposare la loro compagna di viaggio più amata. Oppure a limitarla al puro utilizzo urbano, almeno fino al prossimo marzo. Prima di scollegare la batteria e togliere dal serbatoio la benzina rimasta, vi proponiamo l’ultimo week-end in moto della stagione nel Centro Italia. Per chiudere l’anno nel migliore dei modi, con il pretesto di vivere gli appuntamenti imperdibili dell’autunno alle porte: dalle vendemmie alla raccolta delle olive buone per l’olio, passando per assaggi “caldi” di cinghiale, fiorentina e rossi nobili. Perché l’inverno è dietro l’angolo.

TRA CORDOLI E MEDIOEVO - Partiamo da Roma, prendendo intorno alle 9 di sabato mattina consolare Cassia bis in direzione Vetralla. Lo facciamo in sella a due compagne “firmate” Honda: l’Africa Twin (mito rinnovato nel 2016, viaggiatrice instancabile con motore bicilindrico da 1000 cc, dotazioni tecniche al top e ciclistica da enduro) e la CB500X, crossover d’accesso con motore bicilindrico da 40 km/l e ABS di serie, buona sia per i quotidiani spostamenti casa-lavoro che per un viaggio come il nostro.

Usciti dal GRA, percorriamo per circa 30 km una strada larga, a due corsie, che passa per Campagnano (e il circuito di Vallelunga), per le splendide cascate di Monte Gelato sul fiume Treja e finisce a Monterosi. Da lì, la Cassia diventa a una corsia per senso di marcia, e attraversa il borgo di Sutri, famoso per il il suo anfiteatro e le catacombe medievali, poi Capranica e Vetralla. 

 

FORTEZZE E OLIVE - Dalla ex-stazione di posta della Tuscia viterbese, prendiamo la SP11 che, dopo pochi km un asfalto non ottimale che attraversa la riserva naturale di Tuscania, ci porta fino all’omonimo centro: famoso per essere nato su sette promontori (anche lui, come Roma) di tufo, per il suo panorama sulla valle del fiume Marta e per il suo medievale castello Rivellino che domina il paese da ogni angolazione.
Da lì, prendiamo la SP13 fino a Canino, degna di nota per la produzione (e l’assaggio, volendo) dell’olio DOP, amaro e piccante, ricavato dall’omonima cultivar. In un periodo di raccolta delle olive, val bene anche un “pit-stop” per alcuni scatti fotografici.  

PONTE ROMANO E STRADE DA SOGNO - Tornati in sella, passata Valentano ci ritroviamo sulla SP47 (poi SP116) in direzione Ischia di Castro e Manciano. Prima della quale, al confine tra Lazio e Toscana, ci fermiamo per ammirare il ponte romano San Pietro dal ponte “nuovo”, con il fiume Fiora che scorre sotto di noi.
La strada, in questi tratti, è bella. Ben asfaltata, ha curve “aperte” e attraversa basse colline ricche di vegetazione a fusto e di campi arati, tra una balla di fieno e una mandria di cavalli con puledri al seguito. Sotto un sole caldo, che ci ricorda di essere più vicini al litorale che alla più fredda Tuscia, si comportano bene sia l’Africa Twin che la sorellina CB500X, fino a questo momento perfette per il tipo di escursione.

FERMATA ALLE TERME - Da Manciano prendiamo la SP10 in direzione Saturnia. Dove ci fermiamo per un bagno nelle vasche (chiare, calde e libere) delle famose terme. Asciugati e tornati in sella, la strada si fa più impegnativa ma sempre spettacolare, tra tornanti, rapidi cambi di direzione e curve veloci fino a Sempropiano e poi, con la SS323, a Vallerona. Passata Campagnatico percorrendo la SS24, prendiamo la veloce SS223 fino a Siena, dove l’Africa Twin spicca rispetto alla piccola CB per protezione aerodinamica e per le doti motoristiche.

 

PRANZO DALLA STAR - Passata Siena, dove non ci fermiamo perché da sola avrebbe bisogno di un itinerario dedicato, saliamo con la SR222 (asfalto perfetto, un piccolo paradiso di curve ampie dove l’Africa fa valere la coppia del suo 1000 bicilindrico) verso Panzano in Chianti, dove all’ora di pranzo ci fermiamo nel tempio della “fiorentina”, l’Antica Macelleria Cecchini. Nei tre (ben tre, avete capito bene) ristoranti del famoso Dario, star della tv, scegliamo il menù “Accoglienza” tra gli otto proposti: un trionfo (per gli occhi e per il palato) di bistecca di pancia, “tonno del chianti”, arista in porchetta, fagioli e pinzimonio.

QUERCECCHIO, BRUNELLO MAGICO - Salutato il paese della “ciccia”, prendiamo la SR2 iniziando la lenta discesa verso Roma. Lenta, appunto. Perché per la notte, dopo 370 km di viaggio, ci fermiamo a dormire in un posto magico. Sotto Montalcino, in località Quercecchio, c’è l’omonima azienda agricola di 230 ettari che, oltre a olio e vari prodotti, produce soprattutto i vini Brunello e Rosso.
E’ di proprietà della famiglia Salvioni ma la gestisce Matteo Benvenuti: il quale ci racconta entusiasta la storia del luogo, portandoci in visita nella splendida Antica Grancia (ex-convento con suggestiva corte interna e una piscina con vista sui vigneti): all’interno, sono situate le camere per gli ospiti dell’agriturismo e, sul retro, le cantine con le botti, i silos e gli impianti di lavorazione. Dove non può mancare “l’obbligatoria”, indimenticabile degustazione…

 

OFF-ROAD E CALDARROSTE - La domenica mattina, ci rimettiamo in viaggio per gli ultimi 230 km che ci riporteranno a casa. Non prima, però, di aver portato le nostre due Honda tra sentieri e stradine sterrate per ammirare le distese di vigneti a Sangiovese delle colline sotto Montalcino (splendido, tra gli altri, il castello Banfi). Usciti dallo sterrato, abbiamo preso la SP5 in direzione sud, verso il versante ovest del Monte Amiata. Da lì, abbiamo iniziato a salire con la SS323 verso Castel del Piano. Tra i boschi di castagni e lecci dell’ex-vulcano toscano (famoso per i suoi impianti geotermici e sciistici e per le caldarroste, di “stagione” in questo periodo), a stupire è il comportamento della “piccola” CB500X: la crossover d’acceso si comporta bene tra le strette, lente e tortuose stradine amiatine: a differenza dell’Africa Twin, qui si riesce a sfruttare al meglio la potenza del motore.  Dimensioni e peso contenuti la rendono agile sulla striscia d’asfalto nei boschi e le frenate più brusche (magari davanti a rami o pietre), con ABS di serie, sono rapide e sicure.

ROCCA ALDOBRANDESCA E SFILACCIONE IN CHIUSURA - Passata Santa Fiora (incontriamo di nuovo questo fiume, dopo il ponte romano di Ischia di Castro), arriviamo a Piancastagnaio, dove vale la pena fermarsi girando per le stradine del borgo medievale, per ammirare la Rocca Aldobrandesca e per ammirare il panorama dai suoi 800 mt di altezza (con Radicofani a est e i Monti Cimini a sud). Usciti dal paese, in discesa verso la SR2 Cassia, tra i tornanti veloci, le “esse” e le curve aperte, l’Africa Twin si riprende lo scettro dimostrando di avere un buon bilanciamento di ciclistica, un motore omogeneo a tutti i regimi e un impianto frenante che fa la differenza rispetto alla sorella più piccola.
Prima di puntare verso Roma, passando poi per Bolsena, Viterbo e Vetralla, prima di entrare ad Acquapendente scopriamo a sinistra l’Agriristoro “Le Roghete” (cassia, km 136,300): un posto pittoresco con tavolini all’esterno, situato lungo la via Francigena per accogliere pellegrini a piedi e… in moto.
Specialità della casa? panino Sfilaccione, con spalla di maiale marinata in una salsa speciale e cotta per dieci ore. Il modo migliore per affrontare gli ultimi km verso il box di casa. 

 

L’OPINIONE
Ha viaggiato con noi, Lorenzo Natali, osteopata e fisioterapista durante la settimana, viaggiatore in moto nei week-end. A lui abbiamo chiesto un parere sulle due Honda provate lungo il percorso. 

“L’Africa Twin è davvero bella da vedere, rimarresti ad ammirarla tutto il giorno perché, tra l’altro evoca ricordi d’infanzia. Quando sali, capisci che è tutta nuova. Tecnologica sul manubrio e nella strumentazione, è stretta e ti regala subito una grande sensazione di confidenza. Il motore è infinito, la ciclistica azzeccata in ogni situazione e la frenata potente e progressiva. 
La moto che mi ha stupito, però, è stata la CB500X. Perfetta per il mio viaggio ideale, quello da due giorni. Più adatta alle mie dimensioni, sia per l’altezza della sella che per le manovre da fermo o alle basse velocità, ha un motore sempre in tiro, più facile da gestire rispetto a quello dell’Africa Twin e sull’anteriore regala un grande feeling. La triangolazione manubrio, sella e pedane non stanca neanche dopo 300 km. Appunti? L’ABS è efficace ma la frenata non è potentissima e, forse, la taratura del mono posteriore alla lunga è un po’ troppo rigida”.

Da Roma a Siena in moto: foto