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Zucchero: «Uno spettacolo di grande musica»

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© Eleonora Rubini
Il bluesman live nei migliori palazzetti d'Italia con il "Wanted Italian Tour 2018". Il 7 marzo nella Capitale sul palco del Palalottomatica

Non sono bastati137 live in giro per il mondo a fermare la voglia di Zucchero di salire sul palco. Così dopo la pubblicazione di “Wanted”, lo speciale cofanetto che celebra il meglio dei suoi 30 anni di carriera, il bluesman torna in concerto per raccontare “Un’altra storia”, il tour nei palazzetti del Belpaese che sbarcherà al Palalottomatica il prossimo 7 marzo.

Tra poche settimane la carovana live targata Zucchero si rimetterà in moto. Dopo 137 concerti in 5 continenti dove trova la voglia e le forze per tornare subito sul palco?

«Dopo un po’ che sono a casa comincio ad annoiarmi... mi piace viaggiare, amo la vita del tour. Ho deciso di fare queste date in Italia per dare la possibilità di vedere lo show ai fan che non sono riusciti a venire a Verona».

Cosa le è rimasto di questo lungo viaggio on the road in giro per il mondo?

«Resta ciò che mi farà invecchiare bene. Resta la scommessa vinta in Australia, data sold-out con solo 17 italiani in sala. Ricordo il tempo libero impiegato a visitare Matamata, nel Nord della Nuova Zelanda, ai piedi della catena montuosa di Kaimai Range, il villaggio ispirato alla saga de “Il Signore degli Anelli”. Ricordo il concerto a New Orleans dove anche con le luci accese in sala era tutto nero, non c’era un bianco. Eravamo in un teatro con una capienza che non superava le 1500 persone. Non c’era un posto libero e non importava che la maggior parte di loro non sapessero una parola di italiano. Ho continuato a cantare in italiano. Da bambino ascoltavo i Beatles senza capire una parola delle loro canzoni. Sapete perché? Perché la musica parla da sè. A metà concerto gli chiesi scusa, gli dissi che avrei continuato a cantare in italiano perché quella è la mia lingua e l’applauso che è arrivato subito dopo lo porterò nel cuore per sempre. Un bianco che fa blues e si fa ascoltare dai neri… è qualcosa che dura per sempre».

Cosa sta preparando per questa nuova tournée?

«Uno spettacolo di grande musica. “Wanted” è una raccolta monumentale di oltre 30 anni di carriera e alternerò brani ogni sera. La scaletta sarà completamente diversa da quella del tour in giro per il mondo, deve coprire 30 anni di dischi, ecco perché abbiamo provato 100 canzoni, per non cantare sempre le stesse cose!».

Visti i numeri dei suoi live, un tour negli stadi sarebbe stato l’ideale. Come mai Zucchero continua a prediligere l’atmosfera intima dei palazzetti? 

«Il mio pubblico è abituato “bene”, ha la possibilità di gustarsi lo show dall’inizio alla fine indipendentemente dal fatto che si trovi in prima o ultima fila».

Questo tour segue la pubblicazione di una raccolta, “Wanted”, che racchiude il meglio dei suoi primi 30 anni di carriera: come nasce questo disco e cosa rappresenta per Zucchero?

«È un regalo che mi ha fatto la mia casa discografica, che possiede tutto il mio catalogo. È un prodotto di grande bellezza, è molto curato, sono orgoglioso di questo cofanetto, era da tanto che lo desideravo. Per gli artisti inglesi e americani queste pubblicazioni sono diventate una questione di status più che di vendite».

Dopo tanto “girovagare” in questi ultimi due anni, si concederà una meritata pausa o ha già in cantiere altro?

«Appena finisco il tour inizio a preparare il nuovo disco, ma senza fretta, voglio che il prossimo sia il più bel disco della mia carriera».

In tanti l’hanno definita il più internazionale degli italiani. Si riconosce in questa definizione?

«Sono orgoglioso di poter fare tour mondiali, non amo molto le definizioni, ma sicuramente questa è una di quelle che mi rende molto fiero del lavoro svolto in questi anni».

Riavvolgendo il nastro della sua carriera, la vorrebbe esattamente così come la conosciamo o c’è qualche rimpianto?

«A livello professionale non ho nessun rimpianto, forse ho trascurato un po’ altri aspetti della mia vita privata ma ora sono sereno e ho trovato il mio equilibrio».

E come si sente Zucchero oggi?

«Mi sento una persona serena».

Se dovesse riassumere la sua carriera in tre aggettivi, quali sceglie?

«Faticosa, lungimirante e appagante».

Quando non è impegnato con il lavoro, dove le piace rifugiarsi?

«Il mio rifugio è a casa. Ho una tenuta tra la Toscana e l’Emilia in cui ci produciamo tutto. Solitamente quando sono a casa seguo i vari lavori che in una casa come la mia sono necessari».

Se dovesse scrivere una canzone che parla di Zucchero, quale sarebbe il titolo perfetto?

«Non ho proprio idea, prima dovrei scrivere il testo ma in questo caso forse sarebbe meglio se mi rivolgessi a qualche amico».

Zucchero e lo sport: che rapporto c’è?

«Da bambino giocavo in porta nelle giovanili della Reggiana, poi con la famiglia ci siamo trasferiti e ho abbandonato ogni ambizione sportiva».

E il calcio continua a seguirlo?

«A essere sincero non seguo lo sport in tv».

Il suo ricordo sportivo più bello?

«Ricordo sempre con un certo orgoglio campanilistico la promozione della Reggiana in serie A nei primi anni ’90».