Roma, ringrazia anche Brunetto

Per il debuttante Di Francesco una soddisfazione enorme che lo ripaga delle tante critiche figlie del pregiudizio e dei luoghi comuni che l’hanno accompagnato da agosto al boato

E allora sia strabenedetto il salvataggio miracoloso su Ferreyra di Bruno Peres nei secondi finali della partita d’andata, quel piedino allungato tra il cielo e Alisson più per disperazione che per perizia che ha permesso alla Roma di affrontare un ritorno diverso, una salita meno compromessa in partenza.

Anche grazie a Brunetto dei ricchi e poveri - quasi un paradosso poiché a tutt'oggi è il peggiore del gruppo -, la Roma di Di Francesco è tra le prime otto d’Europa, e questo nonostante un mercato un po' così e nonostante i tanti nemici radiofonici (fantasma) indicati da Pallotta; nemici che spariscono improvvisamente non appena la squadra fa risultato. Ma questo, Pallotta, non riesce proprio a spiega(se)rlo.

Alla Roma bastava ritrovare Dzeko, Nainggolan e De Rossi per restituirsi un senso e una forza: proprio i tre “over” più volte mancati in campionato sono risultati il punto di equilibrio e rottura della squadra che ha realizzato un’impresa riuscitale pochissime volte, tre in Champions.

Il più essenziale e efficace è stato a mio avviso proprio De Rossi, capace di rimettere in ordine le cose nelle fasi più complicate riaffermando con lucidità e pochissime esitazioni il suo ruolo, la sua centralità.

Per il debuttante Di Francesco una soddisfazione enorme che lo ripaga delle tante critiche figlie del pregiudizio e dei luoghi comuni che l’hanno accompagnato da agosto al boato. In Europa lo aspettano la Juve e Montella.

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