Juventus, Buffon ironico: «Ho detto alla squadra che se usciamo continuo»

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Il portiere ha parlato della possibilità di giocare l'ultima gara in Champions a Madrid contro il Real e ha chiesto ai suoi di disputare un match attento e serio

MADRID (Spagna) - Se la sua avventura in Champions dovesse finire a Madrid, Gigi Buffon avrebbe comunque coronato il sogno che aveva da bambino, quello di chiudere contro una grande avversaria in un grande stadio. Il portiere della Juventus ha parlato stasera alla vigilia del match contro il Real non facendo chiarezza sul suo futuro, ma facendo comunque intravedere che l'addio al calcio è una possibilità concreta.

Buffon, che tipo di partita dovrete fare al Bernabeu?
«La mentalità con la quale affronteremo la partita sarà la solita ovvero fare una partita sensata, da Juventus. Ci vorranno tenacia, forza, equilibrio e gioco per ottenere il miglior risultato possibile».

Cristiano Ronaldo è il più completo attaccante che ha affrontato in carriera?
«Non so se è il più completo contro il quale ho giocato perché ne ho incontrati tanti e fortissimi. In questo momento per il ruolo da bomber che si è ritagliato è il più decisivo perché fa sempre gol».

Quella di domani può essere la sua ultima gara in Champions. Ha pensato a questa possibilità?
«Beh diciamo che l’importante è che non lo sia per la Juventus... Questa è la cosa più importante. Per me c’è anche questa possibilità, ma è una possibilità che non mi deprime o mi suscita pensieri negativi. Da bimbo avrei firmato per giocare l’ultima partita di Champions al Bernabeu contro il Real Madrid. Nelle cose bisogna prendere l’aspetto positivo».

Chi sono i migliori portieri al mondo?
«Lasciando stare l’Italia sennò arriveremmo a 10, direi Oblak, Navas, Tre Stegen, Neuer e Courtois ed Emerson».

Che significato ha questa partita per lei?
«Il significato che ha per me è lo stesso che deve avere per la squadra. E’ una partita che va onorata al meglio perché sono palcoscenici talmente importanti contro un’avversaria talmente importante che ogni gara va giocata con la massima dignità per ottenere il massimo risultato. E’ il dovere per chi indossa una casacca importante come la nostra».

Il risultato dell’andata rende la gara complicatissima. Qual è il clima nello spogliatoio? Le viene in mente una rimonta clamorosa fatta da lei in passato?
«Ci sono state delle partite nelle quali sono avvenute rimonte incredibili. Dipende anche dalla consistenza e dal valore degli avversari e dico sempre che nella vita per forza bisogna tentare l’impossibile perché è uno stimolo per ognuno di noi. Tentando l’impossibile a volte consegui qualcosa di umano anche se magari non è il tuo sogno. L’obiettivo deve essere quello di uscire da qui con sensazioni buone, al di là del risultato. Si può anche uscire dalla Champions ma dimostrando di essere una squadra di livello. Se succedesse un miracolo saremmo qui ad abbracciarci tutti e questo sarebbe il sogno, ma prima di quel sogno ci sono tanti altri step».

Quanto crede lei a questa qualificazione? Come ha motivato i suoi compagni?
«Ho detto ai miei compagni che se andiamo fuori, continuo… (ride) Credo che dicendo così li ho stimolati… Il gap iniziale è davvero grande e l’unico modo per crederci non è quello di fare salti pindarici, ma costruire piano piano la prestazione. Lo abbiamo fatto da dopo la sconfitta dell’andata e quindi domani dovremo andare in campo lottando con orgoglio, aiutando il compagno, senza pensare dal 1’ di passare il turno subito perché se fai così vuol dire che sei un folle».

Cosa ha detto a Zidane all’andata?
«All’andata non ci siamo incrociati con Zidane, ma ci eravamo visti 1-2 mesi prima a una delle tante premiazioni. E’ un piacere avere a che fare con persone di quel calibro perché esci da quelle chiacchierate arricchito. Ho la fortuna di poter dire che finché incontrerò lui avrò la certezza di stare nell’élite del calcio perché certi personaggi li incontri solo quando sei al vertice e lotti per i titoli più prestigiosi».

A Madrid si parla tanto di Navas: c’è chi lo difende e chi lo attacca. Esiste un’età a cui i portieri devono ritirarsi? E’ lui il miglior portiere possibile per il Real?
«Spesso ha salvato il Real con interventi incredibili da sconfitte dolorose. Sta mostrato una forza psicologica incredibile perché non avverte la fiducia degli addetti ai lavori, ma il suo rendimento è grandioso. Quella dell’età è un luogo comune: conta come stai fisicamente e quando giochi in certe squadre non puoi bluffare perché ci sono i test che parlano chiaro. Se hai la voglia di competere e di dimostrare il tuo valore, è giusto che tu ci stia».

All’andata la Juventus ha giocato una partita sensata o è mancato qualcosa?
«Fino a che siamo stati 11 abbiamo fatto una bella gara. Mi dispiace ogni tanto dover recriminare o fare ogni tanto affermazioni di basso spessore per il contesto in cui si gioca, ma negli episodi non ci è andato nulla bene né all’andata né a Cardiff. Ma quando succede questa cosa vuol dire che tra te e gli altri c’è una certa differenza e una diversa consapevolezza, due cose che pesano sul punteggio finale. A Torino poteva finire anche 5-0, ma finché siamo stati in 11 abbiamo dato la dimostrazione di essere dentro la partita».

Che accoglienza si aspetta al Bernabeu, sempre generoso con i campioni al passo d'addio?
«Nella vita ho imparato ad aspettarmi il peggio. Il meglio se arriva, tanto di guadagnato, ma non me lo aspetto mai. Quando sono venuto qui con la nazionale il pubblico si comportò con sportività e mi dispensò applausi belli. Non è che me lo devono o me lo aspetto».

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