Bernardeschi: «Abbiamo toccato il fondo: date tempo ai giovani»

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L'attaccante della Juventus e della Nazionale: «Roberto Mancini è l'uomo giusto per ripartire. Bisogna dare fiducia al suo lavoro e avere pazienza»

ROMA - "Quando si tocca il fondo, bisogna prendersi per mano tutti insieme e risalire: quello che bisogna evitare è criticare un gruppo di giovani, sottolineando che non sono pronti. Diamo loro tempo di crescere". Così, in un'intervista alla rivista 'Undici', Federico Bernardeschi interviene sul difficile momento della nazionale. "Roberto Mancini è l'uomo giusto per ripartire - ha aggiunto il 24enne attaccante della Juve e della Nazionale - Bisogna dare fiducia al suo lavoro e avere pazienza".

MENTALITA' - "Bisogna prepararsi a vincere prima di voler vincere: questa è una cosa fondamentale. Se si vuole tutto subito, alla fine si stronca tutto", le parole di Bernardeschi. "Se subito ci si aspetta un'Italia che vince 4-0 le prime cinque amichevoli, c'è qualcosa che non va. Quando si tocca il fondo bisogna prendersi per mano, tutti insieme, e risalire. Bisogna andare tutti nella stessa direzione: la stampa, i giocatori, gli addetti ai lavori. Tutti dobbiamo fare un discorso di mentalità". E cosa intenda per mentalità, l'attaccante bianconero lo spiega in maniera esplicita riferendosi al percorso di crescita della nazionale ringiovanita dopo la mancata qualificazione ai Mondiali: "Una mentalità che ci riporti in alto, dove merita di stare l'Italia. Che faccia crescere i giovani, che rafforzi il rapporto con l'allenatore e la dirigenza. Ci dev'essere un nucleo che lavori per uno stesso obiettivo: far ripartire il calcio italiano. Roberto Mancini - si dice convinto Bernardeschi - è l'uomo giusto per ripartire. Ha giocato a calcio, sa cos'è il calcio, è stato un grandissimo campione e anche un grandissimo allenatore. E lo sarà ancora. Bisogna dargli fiducia e avere pazienza nel suo lavoro".

LA DIFESA DEL GRUPPO - Infine una difesa del gruppo azzurro: "Questo gruppo di giocatori vale: ci sono tanti giovani di personalità e di prospettiva, abbiamo un gruppo sano e forte da cui poter ripartire. Ovviamente il giovane non può esser il veterano, ci vuole un po' più di tempo. Chi ha tre presenze in Nazionale - ricorda - non può essere come chi ne ha ottanta. Quello che non bisogna sbagliare è il fatto di criticare un gruppo di giovani, criticare il fatto che questi giovani non sono pronti. Diamo loro tempo di crescere. Ci sono passati anche i vari Del Piero, Totti, Maldini. Il giocatore cresce, matura: l'esperienza fa tanto nel calcio".

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