Atalanta, premiata Dea dei talenti

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In viaggio con Sky tra i 20 club del campionato di Serie A per scoprire il bello di ogni squadra: Zingonia è l'isola del tesoro, favoloso serbatoio di campioni del calcio italiano

ROMA - Appunti su appunti, relazioni, schede e valutazioni. Ci pensano e ci ripensano. E poi tac, li portano nel loro settore giovanile. Non sbaglia mai un colpo l’Atalanta, che da anni ha uno dei migliori vivai italiani. Qualche nome? Da Conti a Gagliardini (fra i testimonial della campagna Sky #NuovoInizio), passando per Caldara, Zappacosta e tanti altri. Per non parlare poi di Vieri e Pippo Inzaghi, esplosi in maglia nerazzurra a metà degli Anni 90.

IL MAESTRO. Una vita all’Atalanta per Mino Favini. Scoperti quasi tutti da lui. Ha fatto prima da padre poi da nonno a tanti giovani esplosi a Zingonia. E quanti sono… Se li sceglieva e se li coccolava, fino al grande salto. Dal 1991 al 2015 è stato lui il segreto del settore giovanile. Osservava, scrutava, appuntava e studiava. Decideva chi era pronto e chi no. E non era solo un fatto di qualità in campo. A vincere è la sua filosofia. Senza quella, non si è pronti per entrare nell’Atalanta. Nel 2003 c’è un ragazzino che piace tanto a Favini: si chiama Mario Balotelli e gioca nel Lumezzane. Arriva in nerazzurro per un provino e viene subito organizzata un’amichevole per poterlo testare. Gioca bene e segna, ma il carattere non convince. Perché a Zingonia l’aspetto principale è quello mentale. Prima la testa, poi i piedi. Regole rigide e ferree. E chi sgarrava pagava. Chiedetelo a Mondonico, che quando allenava l’Atalanta segnava sulla lavagnetta l’orario di ritorno dei giovani dalla discoteca.

ANEDDOTI DI UNA VITA. Un successo che parte dalle piccole cose, dall’interesse per i particolari e dalla crescita dei ragazzi, prima che dei calciatori. «Ma non è una caserma – racconta chi ha vissuto quell’ambiente – piuttosto sembra un college americano». E così succede che un giovanissimo Marino Defendi è costretto a tagliarsi i rasta per entrare nelle giovanili. Sacrifici che si possono fare, perché, chi entra a Zingonia, il più delle volte arriva ad alti livelli. A Bergamo non hanno paura di lanciare i giovani, lo fanno oggi come ieri. Tutti scoperti nei campetti di provincia. Qualcuno arrivato quasi per caso: Gagliardini andò a Zingonia grazie… al fratello. Già, perché Bonifacio l’ha pescato all’oratorio di Mariano di Dalmine dove in realtà era andato per vedere il fratello Andrea. Alla fine ha preso due Gagliardini al prezzo di uno e ora Roberto è in Nazionale (e nell’Inter). Sarebbe potuto essere il derby dell’amicizia quello di domenica contro il Milan: dall’altra parte, infatti, c’è (ma ora è infortunato) Andrea Conti, cresciuto con lui nell’Atalanta. In realtà, quando facevano gli Esordienti, in nerazzurro c’era un tris niente male: Gagliardini, Conti e Caldara. Oggi uno è all’Inter, l’altro al Milan e il terzo gioca a Bergamo, in prestito dalla Juventus. Nulla di nuovo per chi è abituato a lanciare campioni. Dal 2015 al posto di Favini è arrivato Costanzi, ma la musica non è cambiata. Qualche nome? Capone, Latte Lath, Melegoni, Bastoni (già dell’Inter, ma fra due anni). L’Atalanta continua a puntare sui giovani, per una tradizione che non finisce, ma si rinnova. E la esalta.

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