Napoli, Hamsik e Diawara: regia senza luci

Ancelotti dovrà risolvere al più presto una situazione delicata. Marek torna titolare con la Fiorentina, il guineano non ha convinto. E sullo sfondo resta Lobotka

NAPOLI - La squadra del produttore attende l’esplosione del nuovo regista. Non fa una piega, vero? Però qualche grinza sì: perché nelle prime due giornate di campionato, con la Lazio e il Milan, il progetto di trasformare la mezzala Marek Hamsik nella mente del Napoli non ha prodotto grandi risultati. E nella terza, con la Samp, il capitano è rimasto in panchina in virtù del principio del turnover. Polemiche o musi lunghi? Assolutamente no, per carità, la situazione dei cambi riguarda tutti e nessuno può ritenersi intoccabile, ma di contro la prestazione di Diawara, il sostituto di Marassi, non è stata convincente; e anzi ha confermato che il giovanotto africano, per caratteristiche, molto difficilmente potrà diventare l’ispiratore della manovra. In sintesi: Ancelotti deve risolvere al più presto una situazione già delicata che, soprattutto se la metamorfosi di Hamsik non sarà rapida, rischia di diventare un boomerang. Una storia che per forza di cose il tecnico non potrà affrontare in maniera completa nel corso della sosta: perché Marek è in Nazionale fino a domenica e non tornerà al lavoro prima di martedì, e la partita con la Fiorentina è in programma sabato 15 settembre. Il tempo stringe, sì: e invece, a quanto pare, i tempi per completare l’opera prima del nuovo regista azzurro non sembrano altrettanti brevi.

ESIGENZE RECIPROCHE - E allora, la missione di Carletto. Una trasformazione complessa che in teoria è cominciata prima dell’inizio della preparazione, perché la scelta di non sostituire Jorginho e di puntare su un Hamsik regista era già chiara alla vigilia del ritiro estivo, ma che in pratica non è ancora decollata. Sia chiaro: se il capitano si fosse già calato nella nuova dimensione con disinvoltura sarebbe stato un fatto eccezionale, considerando che non faceva il centrale dai primi passi nel Brescia, una vita fa, ma è ovvio che il processo dovrà per forza di cose registrare un’accelerazione decisa. E se un giocatore di 31 anni abituato a fare la mezzala - e al massimo il trequartista storcendo un po’ il naso – ha bisogno del tempo necessario per assorbire i nuovi meccanismi, la squadra ha ovviamente le proprie esigenze. Inutile negarlo.

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