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Mondiale MTB: settimo sigillo per Schurter, Kerschbaumer grande 2°

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© EPA
Sul tracciato di casa di Lenzerheide, lo svizzero conquista per la settima volta la maglia iridata. Splendido il duello con l’azzurro, che ha ceduto solo all’ultimo passaggio centrando un ottimo argento. Terzo l’olandese Van der Poel

Questo è il racconto di una questione a due. Quella tra il campionissimo della mountain bike degli ultimi 10 anni, lo svizzero Nino Schurter, e l’astro nascente della specialità, l’italiano Gerhard Kerschbaumer.
A Lenzerheide, località elvetica teatro dell’edizione 2018 del campionato mondiale, tutti gli occhi di appassionati e addetti ai lavori erano puntati su di loro. Schurter, padrone di casa e grande esperto del percorso, ci arrivava dopo aver vinto la sesta Coppa del Mondo e pronto ad andare a caccia del settimo titolo iridato. Kerschbaumer, dal canto suo, puntava a fare uno “scherzetto” a Nino davanti ai suoi tifosi per conquistare la prima maglia da campione del mondo Elite dopo quelle centrate in passato nelle categorie Junior e Under 23. 

DUELLO SENZA ESCLUSIONE DI COLPI - E gara a due, a Lenzerheide, è stata. Come da pronostico. Schurter, partito fortissimo, ha provato a fare subito il vuoto dietro di lui e l’unico dei rivali a ricucire lo strappo di 10 secondi al termine del primo giro è stato proprio l’altoatesino, che in salita è passato in pochi metri dalla sesta alla seconda posizione e, dopo un forcing pazzesco a cui nessuno degli altri ha resistito, si è messo nella scia del “fenomeno”.
Nino e Gerry hanno dato spettacolo insieme per tutto l’arco della gara, alternandosi al comando e rispondendo colpo sul colpo ai tentativi di rientro dell’olandese Mathieu Van Der Poel e a quelli, più timidi, dei vari Arancini, Marotte, Flueckiger, Vogel, Carod, Sarrou e dell’altro azzurro Luca Braidot. In cinque giri, Kerschbaumer ha risposto bene a quattro tentativi di attacco di Schurter nei punti nel bosco più tecnici, e ha provato lui stesso a mettere in difficoltà lo svizzero in un paio di occasioni.

VITTORIA DA RICORDARE - Il momento decisivo, però, è arrivato al termine del penultimo passaggio, quando Schurter tra le radici ha dato lo “strappo buono”, quello che ha fatto male alle gambe (e alla testa) di Kerschbaumer. L’elvetico ha preso subito cinque secondi di vantaggio sull’azzurro, diventati poi i quindici che gli hanno permesso di controllare negli ultimi km e di tagliare il traguardo a braccia alzate, davanti a migliaia di suoi tifosi in delirio.
“E’ stato fantastico correre davanti a tutta questa gente entusiasta - ha detto il vincitore - le gambe giravano bene sin dai primi metri e ho subito tenuto d’occhio Gerry, che reputavo il rivale più pericoloso. Abbiamo fatto gara a due e negli ultimi giri stavo pensando a come batterlo allo sprint ma poi, dopo un suo errore nel tratto tecnico, ho spinto forte e ho messo quei metri utili per passare sul traguardo in solitaria”. 
Ci teneva, il portacolori Scott-Sram, a questo titolo. Era tanto che si preparava per questo appuntamento “casalingo” perché voleva dare una gioia (l’ennesima) al suo pubblico. Nella sua Svizzera. E gli occhi lucidi ma soddisfatti del 32enne sul podio dimostrano che la volontà e la caparbietà sono armi che, quando affiancano il talento e la preparazione fisica, diventano imbattibili.

UN ARGENTO PIENO DI CONCRETEZZA - Anche perché Nino ha dovuto tirare fuori il meglio di se per battere l’avversario che temeva di più. Quello che l’ha messo in difficoltà nella seconda parte della della Coppa del Mondo 2018. Kerschbaumer, infatti, aveva conquistato quattro podi (tre secondi e una vittoria) nelle ultime quattro tappe stagionali. Battendo Schurter ad Andorra e finendogli subito alle spalle in Val di Sole. Per l’azzurro, al di là della delusione di una maglia iridata mancata (il suo più grande obiettivo della carriera) c’è la soddisfazione di aver reso l’impresa difficile al più grande biker degli ultimi tempi.  “Si è chiuso un anno fantastico, durante il quale ho conquistato anche la mia prima vittoria iridata - ha detto Gerhard a fine gara - oggi è stata una bella gara, secondo è un gran bel risultato per me e sono molto contento anche perché Nino è stato più forte e ha fatto il… Nino. Ero qualche secondo dietro di lui al termine del tratto tecnico e ha scelto il momento giusto per attaccare in salita. Alla fine sono arrivato a 15 secondi da lui… non male, no?”
Il prossimo anno, in Canada, Gerry avrà tutte le carte in regola per rifarsi e per regalare all’Italia quella soddisfazione che manca da ormai 21 anni. Data dell’ultimo (e unico) trionfo iridato per mano di Hubert Pallhuber. C’è pero la certezza che nel 2019, il portacolori del Team Torpado-Gabogas sarà uno favoriti per la vittoria della Coppa del Mondo. E, per un movimento italiano povero di risultati nelle ultime stagioni, questa è di certo una gran bella notizia.

VAN DER POEL, BRONZO PER IL FUTURO - Gli altri? Quasi “non pervenuti” tranne Van der Poel. Il 23enne olandese, considerato il futuro dominatore della specialità, è partito male. Ma nel secondo giro, in salita, si è sbarazzato in pochi metri della compagnia di otto rivali, andando a caccia solitaria della coppia di testa. Ha fatto da elastico per tutta la gara ma alla fine si è dovuto accontentare della medaglia di bronzo, a oltre un minuto dal vincitore. “E’ stata una bella gara e avevo un buon passo - ha detto Mathieu - purtroppo non sono scattato bene e sono stato rallentato nelle fasi iniziali e quando ho avuto spazio davanti a me ho provato a spingere per recuperare il gap ma Nino e Gerhard erano ormai troppo lontani”.
Quarto, a due minuti, si è piazzato il brasiliano Avancini (più concreto nel finale rispetto alle uscite in Coppa del Mondo), seguito dagli altri due svizzeri Vogel e Flueckiger. 

DANIELE BRAIDOT, BELLA RIMONTA E TOP TEN - A chiudere la top ten, i transalpini Carod e Sarrou (la Francia è stata la vera delusione di questi mondiali), il nostro Daniele Braidot e l’altro elvetico Litscher. Braidot, in sella ad un’Olympia, ha portato a casa una prestazione di assoluto livello, gestendo bene le forze nel corso degli otto giri di gara: risalito forte dalle retrovie, ha conquistato una top ten che fa ben sperare in vista del prossimo anno.

LUCA BRAIDOT, PARTENZA OK E POI IL CALO - L’altro gemello Braidot, Luca, per gran parte di gara nel gruppo degli inseguitori, ha ceduto nel finale come spesso gli è capitato quest’anno, chiudendo buon 12esimo e dimostrando di poter correre tra i migliori nei primi giri. Gioele Bertolini si è piazzato invece 28esimo e Andrea Tiberi 34esimo. Colledani e Fontana, invece, rispettivamente 54 e 55esimo.