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Mondiali, il Sudafrica è terzo. Ma alla fine ha vinto... Lomu

REUTERS

Argentina battuta, ma Habana non riesce a segnare la meta che avrebbe cancellato Jonah dal libro dei record

LONDRA

Una partita nella partita. Bryan Habana stasera non ha giocato contro i Pumas argentini, terzo posto mondiale in palio (per la cronaca, Sudafrica-Argentina 24-13). Il suo avversario era un’ombra nera, un colosso di un rugby ormai d’altri tempi: Jonah Lomu. E il record di mete segnate nella storia della Coppa del Mondo (15), in possesso della freccia degli Springboks e, appunto, dell’ex ala degli All Blacks. Lomu, va detto, le ha realizzate in due sole edizioni (1995-1999), il sudafricano in tre (2007-2011-2015). Tutto il pianeta ovale attendeva che Habana cancellasse Jonah dal libro dei primati. Aspetterà ancora.

Quella dell’uomo-ghepardo è stata una gara contro la storia. E un po’ anche contro la sfortuna. Per due volte l’urlo gli si è strozzato in gola. Dopo 10 minuti, quando l’arbitro-video gli ha negato il “toccato”, preceduto di un nulla da quello dell’estremo Gonzalez Amorosino; e dopo 29, allorché il pallone servitogli da Pollard si è trasformato in una patata bollente, finendo per cadergli dalle mani. Nella ripresa, poco o nulla. Quando (27’ st) il c.t. Heyneke Meyer l’ha tolto dal campo per concedergli la passerella, l’Olimpico londinese ha sospirato di delusione. Nel 2019, in Giappone, Habana avrà 36 anni. Chissà se il fisico gli consentirà di riprovarci. Lomu, sotto sotto, se la ride.

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