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Malagò: "Frattura enorme senza candidatura unica"

Leggi il commento sulle parole del commissario della Federcalcio, a poche settimane dalle nuove elezioni: c'è l'ombra di Galliani

Potrebbe sembrare l’ennesimo tentativo del governo di mettere le mani sul calcio. Solo che stavolta l’istanza arriva dall’interno, cioè da una parte del sistema che, alla luce delle tensioni attorno a Malagò, ha deciso di guardare oltre, fino a individuare un candidato “di campo” per la Figc gradito pure alla politica, dalla quale sarà necessario recarsi per ottenere gli aiuti economici richiesti da anni. Chi meglio di Adriano Galliani, un vincente del calcio oggi senatore di Forza Italia? Lo hanno pensato alcuni dei vecchi sostenitori dell’attuale commissario, imputandogli di essere andato per conto proprio sul ct (diversi club volevano Conte), sulla scelta del capodelegazione (Bianchedi, poi dimessasi) e di aver temporeggiato troppo sul segretario generale (si separerà da Brunelli, ma non è detto che tocchi a Viglione).

Rispetto ad aprile, quando la Serie A sostenne Malagò in blocco a eccezione della Lazio di Lotito, ora la componente che ambisce a determinare ancora una volta il destino della federazione è spaccata. Malagò conta tredici voti. Fosse davvero così, avrebbe vinto. Il suo ottimismo, si sa, spesso sposta le montagne. È accaduto anche al Coni, in una partita che sembrava persa. Dopotutto c’è chi si sta muovendo per lui, altri invece sono attratti dal ticket Galliani, sul quale pare essersi creata una convergenza abbastanza forte tra club come l’Inter e l’Atalanta e aree piuttosto influenti dell’Esecutivo, tra cui quella che fa riferimento a Giorgetti.

Malagò "Senza una candidatura unica ci sarebbe una frattura enorme"

LA SFIDA. Tra dieci giorni, il 4 novembre, scadono i tempi per presentare le candidature e dalla faida interna alla lega uscirà il prossimo presidente della Federcalcio. La Serie B resta vicina alla A, calciatori e allenatori rivendicano il vecchio accordo in cui si unirono al massimo campionato; quindi AIC e AIAC non presenteranno un loro nome. La A vuole essere locomotiva del sistema? Lo sia anche adesso che la poltrona scotta, questa la linea più o meno critica. Lo pensano, con differenti approcci, anche Lega Pro e Lega Dilettanti. Abete in particolare ha sempre contestato la fuga in avanti di Via Rosellini e in questo contesto rispedisce volentieri la patata bollente nel campo avversario.

Nel frattempo, nei palazzi della politica sportiva c’è chi rimpiange i tempi delle larghe intese di Gravina, anche se è proprio col “tutti dentro” che si è generato l’impasse sulle riforme. «Alcuni ritengono di candidare Galliani e io accetterò la competizione con filosofia», ha fatto sapere Malagò dagli Stati Generali di Progetto Civico Italia. «Senza una candidatura unica ci sarebbe una frattura enorme. Sono dispiaciuto ma ottimista». Non è mancata una bordata ai nuovi oppositori: «Mi sono venuti a chiamare loro e ora qualcuno chiede di cambiare magari per dinamiche personali. Qualcuno non voleva che portassi Mancini e mi pare che stia andando bene». Chiosa su Abodi: «Lo vedrò mercoledì per fare il punto della situazione». Il ministro, però, non intende farsi tirare in mezzo, almeno pubblicamente: «Com’è giusto che sia, lascio l’autonomia alla Lega - ha dichiarato - Sennò qualcuno pensa male». Come si dice? A volte si fa peccato, ma solo a volte. 

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