Alla fine della fiera, cos’è la vita se non un continuo sporgersi dal precipizio, un piede in bilico e l’altro più indietro? Per sfida, per paura. Ci avviciniamo alla sera del derbyssimo Milan-Inter e alla notte di Halloween, sabato 31 ottobre, in sella al fatidico «Dolcetto o scherzetto?». Che è domanda, non risposta. Bussare alla porta e restare in attesa: retaggio di un rito celtico, metafora di amletici ingorghi.
Arbitri e Var, andare avanti o tornare indietro?
La rete annullata a Jhon Lucumi nella coda di Juventus-Rennes 2-2 ha scatenato ire funeste. Era o non era fuorigioco punibile? Era «giocata» o era «spizzata», il tocco sbilenco del difensore Eliezer Mayenda? Nel primo caso, avrebbe dovuto essere confermata. Nel secondo, no: come ha fatto l’arbitro, il danese Morten Krogh, dopo il richiamo al Var, la processione e l’autopsia dell’istante. Si era al 91’ e, dunque, la «sentenza» è stata trave, non pagliuzza. Insomma: deviazione voluta o carambola accidentale? I confini sono subdoli. Per la moviola della «Gazzetta dello Sport», gol valido. Per quella del «Corriere dello Sport-Stadio», gol non valido.
Se la lettura della normativa in vigore lascia margini golosi alle interpretazioni, arbitrali e arbitrarie, all’Uefa vanno giù pari: scelta corretta, in quanto il difendente, alla luce della sponda improvvisa sul cross, non poteva «lavorare» il pallone in modo controllato («in a controlled manner»). Augh. È il classico episodio in cui la tecnologia del Terzo millennio s’inchina all’occhio umano, anche in assenza di proteste: e allo Stadium, giovedì scorso, nessun francese aveva reclamato e il direttore di gara aveva indicato, placido, il centro del campo. Non si risolve: si decide. Al punto da rimpiangere la tortura dell’offside semi-automatico, che mescola l’urlo delle curve e cattura l’alluce «al di là».
L'episodio di Pongracic e la dogana (italiana) della sfumatura
A essere pignoli, ci sono situazioni che persino i sistemi più sofisticati non riescono a chiarire del tutto: per esempio, il bis di Marin Pongracic in Fiorentina-Como 1-3 di domenica 18 ottobre, cancellato in capo a un’assemblea di condominio, a e con Lissone, durata la bellezza di cinque minuti. Per tacere dei mani-comi, il pezzo forte di uno sport che rincorre un’equità e una modernità che il tifoso invocava da lustri, salvo barattarle - non appena rigano la squadra del cuore - con le pulsioni del (ri)sentimento, legate più agli eccessi di pancia che alle esigenze di giustizia.
Gli esperti sono pronti a battersi a duello, ognuno con paccate di precedenti, di espedienti, di riferimenti. Beato il grugnito del «falco» tennistico che disarma i centimetri. Nel calcio, per il tripudio dei moviolisti, resiste la dogana della sfumatura, la geografia del domicilio coatto o mobile, il volume del corpo, la distanza. Abituati alle cerbottane degli sceriffi del passato, i razzi del futuro ci spaventano, ci dividono. Guida il progresso, la linea tracciata dalla macchina. Ma il dubbio rimane vigile. E talvolta, addirittura, «il» vigile.Da dolcetto o scherzetto a volontarietà o involontarietà siamo sempre lì: streghe con il telecomando.