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Mourinho, ritorno al futuro

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Leggi il commento sull'accordo tra lo Special One e il club portoghese

«La notizia della mia morte è fortemente esagerata». José Mourinho è la perfetta incarnazione della frase di Mark Twain. Venti giorni fa, siamo stati travolti da astiosi necrologi calcistici dello Special One, scritti con l’intento di denigrare e deridere un monumento del calcio. “Esonerato dal Fenerbahçe per non essersi qualificato in Champions League”. Come se il Fener fosse il Real Madrid. Poi vai a vedere e la squadra turca la Champions non la gioca dal 2008-09. Il Times ancora oggi gli dà dell’inguaribile narcisista e di fatto anche del patetico oltre che, ça va sans dire, del superato. Non si è aggiornato, il calcio non si è evoluto. È la cantilena che si sente a proposito del portoghese. Sembra di rileggere gli epitaffi di Carlo Ancelotti dopo Napoli ed Everton. Quel che sorprende, a proposito di Mourinho, è che nessuno entra mai nel merito della questione.

Le sue ex squadre sono andate meglio o peggio di quando c’era lui? Il Manchester United ha vinto altri trofei europei dopo l’Europa League conquistata con lui nel 2017? Ve lo diciamo noi: no. E non stiamo qui a ricordare quanti soldi hanno buttato dalla finestra. E ancora: la Roma ha alzato altri trofei dopo la Conference League o ha giocato altre finali dopo quella scippata in Europa League dall’arbitro Taylor? La risposta è sempre la stessa. Se non fosse stato esonerato dal Tottenham, avrebbe potuto alzare lui il primo trofeo dell’era Levy: quella Coppa di Lega che invece senza di lui gli Spurs persero in finale. Di questo non si parla. Mourinho continua a essere dipinto come un allenatore vintage, démodé. Più che il suo carattere, paga questo: la non adesione alla concezione imperante del football. Non succede soltanto a lui. È come se oggi si potesse e si dovesse giocare soltanto in un modo. Altrimenti, per dirla alla Bennato, sei fuori dal giro. A seguire i ragionamenti dei benpensanti, degli intenditori, restano due categorie che ancora si fanno infinocchiare dallo Special One: i tifosi, che lo adorano; e i presidenti, che per lui sono disposti a fare follie. Due categorie non proprio irrilevanti.

Sarà pure superato, eppure ogni ambiente viene travolto dal suo arrivo, dal suo entusiasmo, dalla sua carica agonistica e comunicativa. Sta succedendo anche al Benfica. Dove Rui Costa (il presidente) ha puntato su di lui per vincere le prossime elezioni. Perché il dato rimane questo: quando sei in difficoltà e ti senti sull’orlo dell’abisso, ti senti più sicuro se porti a casa con te José Mourinho. Se poi si presenta in Ferrari, affascinante più che mai, ti convinci sempre di più di poter conquistare il mondo. Appena arrivato, ha detto: «Il Benfica non può perdere come ha perso contro il Qarabag. Il dna del Benfica è vincere». Lo Special One è tornato. La sua pensione è durata venti giorni.

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