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Viva Didì la Chance

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La Francia sfilerà ai Deschamps Élysées sotto l’arco di trionfo di Didier Claude Vincent (un nome, un destino compiuto) nativo di Bayonne: di Didier o Didì la Chance, la fortuna, che potremmo considerare dei nostri, ricordando le cinque stagioni da giocatore della Juve e quell’anno dalla B alla A che a Torino hanno rapidamente metabolizzato. Un anti-personaggio di temperamento, Didì: più che un sottovalutato, un trascurato, uno sminuito, nonostante abbia messo insieme una carriera pazzesca e invidiabilissima tanto da calciatore quanto da allenatore: campione del mondo in campo nel ’98 e in panchina ieri, in Russia, ma anche campione d’Europa giocando nel 2000 e vice due anni fa, da tecnico, sconfitto in finale dal Portogallo di Ronaldo senza Ronaldo. 

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L’elenco dei successi non si esaurisce qui: ci sono anche tre campionati di Francia col Marsiglia, tre scudetti con la Juve, due Champions, numerose altre coppe e la finale persa alla guida del Monaco contro il Porto di Mourinho. Didier la Chance (Sfruttata) ha iniziato questo Mondiale ben sapendo che Zidane, il principe, lo avrebbe sostituito subito dopo la fine dell’avventura in Russia eppure non ha fatto una piega: con la capacità artigianale di confezionare risultati che gli è riconosciuta ha investito sulla freschezza dei suoi e su una filosofia mai inattuale mandata a memoria proprio in Italia: il gioco, la strategia dipende sempre dalle caratteristiche degli interpreti e se hai due contropiedisti dallo scatto nervoso e dalle formidabili accelerazioni - perdippiù tecnici - come Mbappé e Griezmann, un centrocampo privo di palleggiatori ma ricco di recuperatori (Kanté, Matuidi o Nzonzi, anche Pogba), non punti su tikitaka o derivati, bensì sul kimiataka o su attendismo, palloni intercettati, rimbalzi di gioco e ripartenze improvvise - l’inserimento di un attaccante fisico e da lavoro come Giroud ha effettivamente favorito l’atteggiamento speculativo. Dunque, Francia mondiale per la seconda volta negli ultimi vent’anni: il grande sogno di un piccolo Paese non si è realizzato. E’ andata male anche alla stragrande maggioranza degli italiani, compreso il sottoscritto, che in una finale poco tattica e decisa dagli episodi ha tifato per gli altri. Bisogna tuttavia ammettere che il successo dei francesi è meritato.

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