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Mondiale, che sia l'ultimo senza l'Italia. Peccato sia ultimo di Ronaldo, Messi e Modric

L'11 giugno si apre il torneo iridato ospitato da Usa, Canada e Messico. Sarà il più affollato(48 squadre suddivise in 12 gironi) e il più ricco nella storia del calcio. Senza gli azzurri, ma con i tre Fenomeni, purtroppo al passo d'addio
"Yesterday is history, tomorrow is a mystery, today is a gift. That is why it is called the present"; "Ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un regalo. Ecco perché si chiama presente". L'antica perla di saggezza intrisa nella cultura popolare americana, scandisce il conto alla rovescia verso l'appuntamento planetario che malauguratamente non prevede regali per noi, essendoci abbondantemente meritati l'esclusione sul campo.  E, per fortuna, si sono rivelati ballon d'essai le ipotesi di ripescaggio ai danni dell'Iran, alimentate anche dai sodali trumpiani: sia perché prendere il posto della Nazionale di un Paese in guerra sarebbe stato sommamente antisportivo sia perché, qualora il disegno si fosse concretizzato, conciati come siamo avremmo rimediato altri schiaffoni. Convitati di pietra per il terzo Mondiale consecutivo, l'11 giugno, alle 21 italiane, ci aspetta un ulteriore assalto dei ricordi, parenti stretti dei rimpianti suscitati dall azzurro tenebra in cui la Bosnia ha precipitato l'Italia nella disastrosa notte di Zenica. Messico e Sudafrica giocheranno la gara inaugurale nel mitologico stadio Azteca, teatro dell'altrettanto epica semifinale Italia-Germania 4-3 (era il 17 giugno 1970), nonché della finale che, quattro giorni più tardi, vide il Brasile di Pelé maramaldeggiare contro gli eroi stanchi dopo la battaglia con i tedeschi. Le dimensioni del torneo sono ipertrofiche, direttamente proporzionali all'egoriferito Infantino (così come spaventosamente gonfi sono i prezzi pazzi dei biglietti che in questi giorni gridano allo scandalo). Mai, prima d'ora, nei suoi 96 anni di vita la competizione aveva ospitato 48 squadre, con 12 gironi da 4 squadre che qualificano le prime, seconde e le 8 migliori terzi per delineare il tabellone della fase a eliminazione diretta, partendo dai sedicesimi di finale. Complessivamente, sono previste 104 partite, da disputare in 16 stadi: due canadesi, tre messicani e undici statunitensi. Le matricole sono Curaçao, Capo Verde, Uzbekistan (ct Cannavaro) e Giordania. Nella prima fase, richiamano l'attenzione Inghilterra-Croazia (17 giugno); Norvegia-Francia (26 giugno); Uruguay-Spagna (27 giugno) e Colombia-Portogallo (28 giugno). L'Europa presenta 16 squadre, il contingente più numeroso, tuttavia, dell'allargamento della competizione hanno beneficiato l'Africa (10), l'Asia (9) il Nord e il Centro America (6), mentre il Sud America dell'Argentina campione del mondo uscente ne schiera sei e l'Oceania una. La finale si disputerà il 19 luglio alle 21, al MetLife Stadium di New York.

Cristiano Ronaldo e la 'quota mille'

Chissà se il Portogallo riuscirà a portare Ronaldo (e viceversa) nell'impianto multiuso situato a East Rutherford, nel New Jersey, teatro delle partite interne sia dei New York Giants sia dei New York Jets. Uomo dei record, highlander del calcio, già campione d'Europa e due volte vincitore della Nations League  con la Nazionale della quale è il leggendario capitano  (226 presenze, 143 gol), CR7 va in campo a 41 anni per il suo sesto mondiale, inseguendo l'ultimo sogno di un carriera già tramandabile ai posteri. Il penultimo l'ha coronato vincendo la Saudi Pro League con l'Al-Nassr che ha beffato in volata l'Al-Hilal di Simone Inzaghi (86 punti a 84). Secondo il suo impressionante curriculum, fra club, nazionale maggiore e nazionali giovanili, Cristiano ha disputato 1.358 partite ufficiali segnando 991 gol, con una media di 0,73 a partita. Capite perché, volando negli Usa (debutto il 17 giugno a Houston, Texas, NRG Stadium, contro la Repubblica Democratica del Congo), il Marziano sia assolutamente convinto: qualora diventasse campione del mondo, potrebbe vincere anche il sesto Pallone d'Oro, sebbene ne conti otto il signore argentino che perennemente gli contende il titolo quanto mai non onorifico di Goat, acronimo che sta per Greatest Of All Time, il più grande di tutti i tempi.

Il bicipite di Leo che preoccupa Scaloni

L'Albiceleste debutterà il 17 giugno contro l'Algeria (Arrowhead Stadium, Kansas City, Missouri) e, citando il nome dell'impianto, Scaloni si augura che  Messi sia la punta delle sue frecce, da scoccare all'inseguimento del quarto mondiale, per eguagliare Italia e Germania. Brasile permettendo, sia chiaro, poiché Ancelotti e la Seleçao sono molto convinti di centrare la Sexta,  inseguita da ventiquattro anni. L'infortunio al bicipite femorale sinistro patito il 24 maggio da Leo, uscito al 71' della partita Inter Miami-Philadelphia Union, ha fatto suonare le campane a martello in Argentina. La smorfia di dolore del Numero Dieci e la ridda di ipotesi scatenata circa la sua partecipazione al Mondiale, hanno scatenato l'ansia dei tifosi dell'unico, vero erede di Maradona sul campo. I bollettini medici hanno parlato di un sovraccarico muscolare associato ad affaticamento; "i tempi di recupero dipenderanno dai suoi progressi clinici e funzionali". Messi compirà 39 anni il 24 giugno. Di lui, Diego disse: "Il pallone gli resta incollato al piede; ho visto grandi giocatori nella mia vita, ma nessuno con un controllo di palla come il suo". Funambolo del pallone, uomo squadra, ambasciatore a Miami della nuova era del soccer Usa che, rispetto ai Mondiali del '94, ora vive in un'altra e ben più sviluppata era, il fuoriclasse incarna l'etica del lavoro, l'umiltà, la devozione per il gioco  che onora nel modo migliore. Leo si prepara all'ultimo ruggito con l'Albiceleste della quale è simbolo, anima, leader, tutto. "Preferisco vincere titoli con la squadra piuttosto che titoli individuali o stabilire record di reti. Mi preoccupo più di essere una brava persona che di essere il miglior giocatore al mondo. Non mi considero il migliore. Credo di essere solo un altro giocatore. In campo, siamo tutti uguali quando inizia la partita". Come si fa a non inchinarsi di fronte alla Pulce che in realtà è un GIgante?

La classe infinita di Luka Modric

Si licet, Messi sta all'Argentina come Modric sta alla Croazia, formidabile serbatoio di talenti illuminato dalla grandezza dell'Artista nato a Modrići, frazione di Zaton Obrovaćki, un piccolo villaggio alle pendici meridionali dei Monti Velebiti, nella Dalmazia centrale. Il 9 settembre, il capitano e recordman (196 presenze, 28 gol) della šahovnica, l'inconfondibile Scacchiera derivata dallo stemma del Paese, compirà 41 anni, la stessa età di Ronaldo. Modric è la classe allo stato puro, la quintessenza del calcio, l'Illuminatore del gioco, il patrimonio assoluto del football di oggi, di ieri, di sempre. Unico a salvarsi nello sciagurato finale di stagione rossonero, ultimo ad arrendersi sotto i colpi del Cagliari, incurante della frattura allo zigomo sinistro rimediata durante Milan-Juve, Luka è l'idolo di un Paese letteralmente stregato da lui al punto di definirlo il  Cruijff croato, vicecampione del mondo nel 2018, terzo nel 2022, secondo nella Nations League 2023, Pallone d'oro 2018, il più titolato giocatore nell'intera storia del Real Madrid  con i 28 trofei che ha allineato nella bacheca della Casa Blanca. Modric si è tolto la soddisfazione di risultare uno dei migliori nel primo campionato di Serie A. Dicono sia stato l'ultimo perché dopo il Mondiale potrebbe ritirarsi. Per favore, non farlo Luka. E non fatelo, Cristiano e Leo, sebbene sappiamo ci sia un tempo per tutto. Per questo, vorremmo che il vostro fosse infinito.

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