Leggi il commento su quanto accaduto in Napoli-Parma
Pippo Russo
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La partita è freezata. Può succedere anche questo, al povero consumatore di calcio televisivo: di vedersi piombare tra capo e collo un frasario creativo. E trovarsi costretto a spendere qualche istante nell’interpretazione, anziché seguire ciò che sta succedendo in campo. È accaduto a metà ripresa di Napoli-Parma. Il Napoli attaccava, il Parma si difendeva e lo 0-0 finale si faceva sempre più probabile. Certo, la situazione pareva di stallo. Ma freezata, santa pazienza: chi avrebbe mai osato tanto? E invece così è stato. Ciò che per l’ennesima volta ha obbligato il telespettatore a un’attenta opera di esegesi , ormai la sua attività principale, dacché il calcio televisivo è diventato esercizio di logorrea con qualche immagine di contorno.
E dunque, freezare. Cioè, scoprire che qualcosa è in condizione freezed, congelata. O almeno questo era in partenza, perché poi la lingua cambia e con essa l’uso delle parole. L’era dell’informatica ci ha consegnato un altro significato: il pc che va in blocco e non vuol più saperne di andare avanti, perché magari l’abbiamo sovraccaricato. E ancora, c’è il freezing come reazione di paralisi rispetto a una situazione che incute paura fisica. Tutto molto bello, si sarebbe detto quando le telecronache calcistiche erano parche di parole (e di fenomeni). Ma che c’entrava con Napoli-Parma? Era partita gelata? O informaticamente impallata? O paralizzata da vivo terrore? Ditecelo, per cortesia. Perché, quand’è così, chi davvero rimane freezato è il povero utente televisivo. Colpito da una catena di piccoli ma estenuanti atti di sabotaggio linguistico. Voleva soltanto vedere una partita di pallone. E invece gli tocca decodificare parole cavate ad minchiam da un frasario situazionista. Sempre che poi non arrivi il momento in cui ci si sente dire che «la partita è in ghiaccio». Serie A? No, Serie Alaska.