La prima cosa che mi è venuta in mente pensando a Juve-Napoli, a Spalletti-Allegri, non è stato il calcio, bensì il concetto di rispetto. Meglio, l’intollerabile, poiché vergognosa mancanza di rispetto nei loro confronti. Sui social, che stanno condizionando tanto giornalismo e perfino testate un tempo prestigiose, si fa troppo spesso confusione tra la libertà d’espressione e di critica e la mancanza di rispetto per chi ha il mestiere e venti, trenta o addirittura quarant’anni di esperienza e successi ad alto livello. Professionisti che hanno attraversato tutti i cambiamenti senza restare mai indietro, ma che per il ruolo che ricoprono sono costretti a subire attacchi violenti e stupide lezioni da soggetti senza arte né parte, ex calciatori dal valore insignificante, talenti solo parzialmente espressi, tutti a caccia di consensi, di un like, di un contrattino. Di un riconoscimento pubblico. Di luce. E denaro.
L’ignoranza naturalmente prevale: chi non è in grado di sviluppare una critica sensata la risolve offendendo, picchiando durissimo perché se non picchi durissimo non ti caga nessuno. Gli aggettivi usati per colpire sono sempre gli stessi: bollito, finito, fallito, incapace. I più “sofisticati” parlano di mancato aggiornamento tattico-strategico, ma poi succede che i giovani in carriera becchino scoppole sonore e i presunti retrogradi stravincano le partite che contano.
Nel calcio sbagliare è più facile che far bene: gli allenatori, poi, dipendono sempre più spesso dal materiale di cui dispongono. Soprattutto in un’epoca come questa - di impegni ravvicinatissimi - in cui la differenza di qualità risulta determinante.
Io penso che tentare di insegnare calcio a Spalletti o Allegri sia come suggerire a Scorsese le scene di un film. Anche Scorsese può sbagliare il film una, due, tre volte prima di tornare a essere Scorsese.
Tra Lucio e Max ne resterà verosimilmente uno solo domenica sera. Sul perdente scenderà la solita pioggia di guano: il vero sconfitto sarà tuttavia il calcio, ucciso dalla maleducazione, dall’egotismo, dai personalismi, dal narcisismo. Dalla frustrazione di non poter essere mai il bersaglio.
Dopo 9 giornate i due sono a 11 punti da Inter e Lazio, in pratica ne hanno lasciato più di uno a turno. Stanno facendo male e le ragioni non contano più: chi non riuscirà a riprendersi salterà, pagherà. Ma avrà sempre più dignità di chi non ha rispetto nemmeno per sé stesso.
«Qualcuno ha detto che ci vuole meno sforzo mentale a condannare che a pensare». Quanta verità nelle parole di Emma Goldman.
Ormai l’ignoranza è diventata un punto di vista.