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Una svolta da Europa

Il rigore parato da Skorupski vale il terzo successo di fila e una notte in zona Europa. Palladino ha trovato la formula, ma al Bologna manca ancora il gol

La memoria involontaria si accende con i sensi e così guardando il rigore parato di Skorupski ci vengono in mente i sapori di un passato recente che riprende a vivere. Il Bologna torna a intravedere il corridoio che porta ad una classifica con vista Europa, settimo posto agganciato per una notte (dolcetto scherzetto, eccolo qui), proprio quando il suo portiere blocca il tiro dal dischetto (terzo della giornata al Dall’Ara) di Patrick Cutrone. L’ultimo rigore parato di San Lukasz fu in Champions League. Era settembre 2024, Bologna-Shakhtar Donetsk e in campionato, l’ultimo rigore parato fu sempre nel 2024 ad agosto, prima giornata, primo atto della nuova avventura di Vincenzo Italiano. Già, Italiano. L’attuale allenatore del Besiktas nelle sue due stagioni a Bologna mise insieme una media punti di 1,63 il primo anno e 1,47 il secondo. Ora alla guida del Bologna c’è Raffaele Palladino che nelle sue poche ma significative 6 partite, ha ottenuto 13 punti e quindi ha una media da 2,16 a incontro.

Come il Bologna ha svoltato la stagione

Fanta-football e calcio onirico? Sì, ovviamente. Ma, a prescindere dalle fantasticherie dei numeri, la settimana che si sta concludendo è stata una svolta per il Bologna: vittoria a San Siro dopo dieci anni e vittoria in casa dopo sei mesi. Tre successi consecutivi (Cagliari-Milan-Monza) mancavano da prima della scorsa primavera (2 marzo, dopo il trittico Torino-Udinese-Pisa). Siamo alla sagra dell’autunno, un rito magico, capitato proprio nella notte di Halloween, quando le streghe sovvertono il mondo reale e ne prendono possesso con il potere delle illusioni. E allora cosa accadrà quando le certezze torneranno a dominare la scena e il Bologna, dopo la notte del satanico settimo posto così effimero e liquido (Juventus e Napoli si sfideranno oggi e almeno una se non tutte due torneranno davanti), riprenderà la marcia in un mondo depurato dai sogni e dalle magie? Ottavo, nono o chissà dove il Bologna giocherà in trasferta, sabato prossimo, stavolta a Parma in una gara attesa e interessante. E non ci sarà più spazio per streghe o sortilegi: bisognerà ragionare su qualche solido elemento per capire cosa abbia prodotto la rivoluzione in atto di Palladino.

Il nuovo assetto di Palladino

Avere una difesa a tre è servito: non aver garantito (ma nemmeno escluso) nessun calciatore, è stato utile a consolidare posizioni e a far crescere tutti i protagonisti. La coppia di centrocampo Ferguson-Pobega è diventata cemento: legata da qualità, personalità e chilometri. L’azione degli esterni di centrocampo, Zortea e Miranda, liberata dalle catene difensive ha aiutato e coordinato il lavoro sull’intera stringa esterna. I difensori, schierati a tre, si sostengono e non vengono lasciati alla mercè delle incursioni offensive, hanno meno metri da controllare lungo l’asse orizzontale. In più gli inserimenti graduali degli esclusi (ieri Vitik ha giocato la prima gara da titolare della stagione), fanno capire che non solo il trittico scelto finora da Palladino (Darmian, Casale e Theate) è stato azzeccato, ma anche un progressivo e totale avvicendamento può avere successo (vedi il finale di partita di San Siro). C’è stata prudenza dopo la tripletta di Milano a riproporre l’estro di Samuel Mbangula che avrà così modo di far fermentare e non evaporare il suo talento. E allora resta da preservare e incrementare l’inventiva di Bernardeschi e Cambiaghi (non sempre obbligato sulla fascia) e sperare nell’avvento di un sacro attaccante che risolva le partite in casa come quella di ieri. Senza Skorupski e i suoi guizzi da gran portiere (che riscatta le prove cupe degli inizi di stagione) ieri il Bologna avrebbe pareggiato. E il gioco prodotto non sarebbe andato oltre un pari, anche di fronte ad un avversario che poteva essere facilmente liquidato attraverso un centravanti in campo con tutti i fondamentali a disposizione.

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