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Cristian Chivu che aggiunge

Leggi il commento sull'allenatore dell'Inter del Direttore del Corriere dello Sport-Stadio

Non voglio cambiare bensì aggiungere, precisò a inizio stagione Cristian Chivu. E in effetti qualcosa ha aggiunto: nel gioco e in classifica. I 42 punti con una partita in meno costituiscono già un piccolo, ma significativo miglioramento rispetto all’ultima stagione di Simone: e se l’Inter dovesse superare il Lecce nel recupero della gara interna rinviata per le finali della Supercoppa Italia, l’aggiunta risulterebbe consistente: 4 punti. Le variazioni più sensibili nel gioco derivano non solo dall’impiego di Akanji e Bisseck, difensori rapidi e dinamici, e dalla crescita di Zielinski, il principe dei cambi di direzione sul posto. Sento ripetere ad esempio che questa Inter è più verticale della precedente: possibile. A me sembra che sappia ragionare maggiormente, conservando tuttavia la stessa potenza d’urto quando decide di imporre il proprio ritmo. Lautaro poi lavora tanto in costruzione e non soltanto quando fa coppia con Pio Esposito. Si avverte, questo sì, l’assenza di Dumfries: Luis Henrique non ha la spinta propulsiva, né la vocazione al gol dell’olandese. Sono quattro anche i punti che adesso dividono l’Inter dal Napoli che ieri ha regalato un tempo al Verona mostrando un’insospettabile stanchezza mentale e anche fisica: i tanti infortuni e i ritardi nei rientri tolgono alternative a Conte. Domenica sera sarà interessante verificare se e fino a che punto il Napoli è in grado di recuperare energie e efficacia in una delle fasi più impegnative della stagione. PS. Perdonatemi se adesso divago: ma faccio sempre più fatica ad ascoltare alcune esibizioni di calcese durante le telecronache. La fruizione televisiva ormai è la norma. Parma-Inter: «Il calciatore che ha letture». Un tempo se un calciatore leggeva anche solo un giornale era considerato un intellettuale, oggi sono tutti letterati: è sufficiente che capiscano il senso di un’azione. Domenica scorsa, Lazio-Napoli: «Quando parte il braccetto di destra, il suo dna è attratto dalla fase offensiva». L’unico realmente offeso è l’italiano. Oltre agli eredi di James Watson e Francis Crick. Lecce-Roma: «Il giocatore si apre la tibia». Il piccolo chirurgo. E potrei proseguire all’infinito. Il calcio è una cosa semplice, l’italiano un po’ meno. Però è vero: col calcese si ride un po’. Un po’ tanto.

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