Va persino bene alla Juventus. A Verona i bianconeri non sembravano una squadra che si stava giocando la possibilità di andare da sola in testa al campionato. Gli alibi ci sono: squadra scarica fisicamente e mentalmente dopo le due battaglie contro Inter e Dortmund. Ma laddove non arrivi con i muscoli e il fosforo, dovresti arrivarci con la forza della volontà e dell’ambizione. Questo, invece, non si è visto. Di tiri in porta, di occasioni vere e proprie, ne ricordiamo due. La rete di Conceiçao nel primo tempo, che il portoghese si è costruito da solo con un’azione personale. E Vlahovic a inizio secondo tempo servito da Yildiz direttamente su rimessa laterale. L’occasione finale di Cambiaso non si può definire un tiro in porta.
Juve stanca, l'assenza di Bremer si è fatta sentire
La Juventus era stanca, non c’è dubbio. Trotterellava. Nessuno aveva l’argento vivo addosso. Una critica eccessiva potrebbe sembrare esagerata. Allo stesso tempo, però, accettare serenamente il pareggio a Verona significherebbe prendere atto che questa squadra a più di tanto non può ambire. Per certi versi è così, come ha onestamente ricordato lo stesso Tudor nel post-partita: «Noi siamo questi, con i nostri pregi e difetti, non possiamo vincere tutte le partite». Come a dire, e di fatto lo ha detto: non illudiamoci, ricordiamo chi siamo. Intellettualmente onesto, persino troppo. Se l’è presa, molto, con l’arbitraggio. A centrocampo la Juventus non è attrezzata per il vertice. Ieri decisamente male il primo tempo di Locatelli sostituito all’intervallo da Koopmeiners la cui uscita dal tunnel ci sembra piuttosto lontana. Dietro, l’assenza di Bremer (cui Tudor ha concesso un turno di riposo) si è fatta sentire. Gatti si impegna ma ha limiti evidenti. Là davanti i peperini del Verona hanno fatto impazzire la retroguardia bianconera.