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Il ruolo di Randal

Leggi il commento sui segnali positivi lanciati da Kolo Muani in occasione della sfida di Europa League vinta in casa dell'Az Alkmaar

La notizia è che in qualche modo la Juventus è tornata a funzionare. Anche in Europa League, anche nella versione alternativa schierata da Luciano Spalletti, costretto a dosare con il bilancino del farmacista le energie dei sopravvissuti, perché domenica c’è un’altra trasferta, a Firenze, probabilmente più complicata rispetto a quella di ieri sera ad Alkmaar. Così la seconda vittoria consecutiva a distanza di quattro giorni dal successo contro il Napoli assume una valenza doppia: da un lato cementa l’autostima del gruppo che aveva toccato il fondo a Genova, dall’altro consolida la posizione in classifica, un quinto posto (per differenza reti) che consente di guardare al cammino internazionale con relativa serenità.

Juve, tra soddisfazione e cauto ottimismo

Spalletti può essere (abbastanza) soddisfatto, malgrado tutto non abbia funzionato con la precisione di un cronografo svizzero e spesso lo si sia visto lamentarsi, urlare e sbracciarsi per chiedere più pulizia di passaggio, più concentrazione e più capacità di gestione ai suoi giocatori. Le solite pecche della squadra, già. Del resto, Cambiaso ormai è quello che è, Kelly è regredito a stare in panchina, Cabal è sembrato fuori fase, Sarr non è Thuram, Alajbegovic è stato bravo ma non bravissimo, mentre Woltemade ha limiti offensivi evidenti. Però è fuori discussione che rispetto alle notti buie di qualche tempo fa, al nulla che ha accompagnato molte e molli prestazioni di inizio autunno, la Juventus di ieri sera apra fessurine di cauto ottimismo in attesa di recuperare buona parte degli infortunati illustri che marcano visita da mesi. Ad Alkmaar, tanto per gradire, si è rivisto Ekhator, che in realtà non si era mai visto in questa stagione. Da qualcuno, in fondo, bisogna ricominciare.

Il ruolo di Kolo Muani

La Juventus è stata a lungo in possesso della partita, poi è calata e ha trascorso l’ultimo atto della partita in netta sofferenza fisica e mentale, rischiando l’osso del collo, salvata solo da un fuorigioco (di Hoedt). Un finale da brividi che ha rischiato i compromettere quanto era stato fatto prima. Un discorso a parte merita Kolo Muani. La conferma che non sia un centravanti come manuale comanda è arrivata dopo pochi minuti con un diagonale largo che un goleador “normale”, non un fenomeno, avrebbe infilato con discreta facilità. Che invece il francese possa diventare utile in un’altra veste (da esterno di destra del tridente che vedeva con Woltemade centrale e Alajbegovic a sinistra), lo testimonia la dinamica della rete del vantaggio bianconero, là dove è stata illuminante la sua giocata, fatta di uno scatto bruciante e di un assist perfetto per il cecchino Koopmeiners. Sgravato dall’obbligo di dover segnare a tutti costi e dalla necessità di essere il punto di riferimento dell’attacco, Kolo un gol l’ha realizzato davvero, e pure bellissimo, dopo essersi andato a recuperare la palla con una pressione generosa.

Ecco, forse Spalletti ha trovato la soluzione del rompicapo di Kubrik, perché l’attaccante francese è stato l’acquisto più dispendioso del mercato estivo, a lungo corteggiato, rincorso, blandito e fino adesso nettamente al di sotto delle aspettative. La prestazione di ieri sera lo consegna a una dimensione meno precaria, nonostante ci sia bisogno di continuità di rendimento per considerarlo recuperato per la causa. Continuità di utilizzo la meriterebbe anche Gatti, uno dei più bravi e dei più generosi. Molto meglio lui di Bremer che l’ha sostituito. Male. 

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