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Una Lazio lontana da Sarri

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Leggi il commento del Corriere dello Sport-Stadio sulla seconda sconfitta in campionato dei biancocelesti contro il Sassuolo

Una Lazio lenta e piatta, senza contenuti. Scollegata nei meccanismi, confusa nell’esecuzione, lontana dal pensiero di Sarri. Rappresenta per il momento lo scarto evidente tra quello che vorrebbe essere e quanto riesce a esprimere. Una distanza tattica e strutturale, come dimostrano il gol di Fadera e la seconda sconfitta in tre partite, dopo un’estate con il mercato bloccato a causa di un errore contabile di Lotito e dei suoi commercialisti: un altro capitolo che si aggiunge alla collezione di acquisti sfumati in passato per un fax guasto e una mail non recapitata.

Oggi la dimensione della Lazio è questa. Sarri non ha mai nascosto certi limiti. Una verità che anche Baroni aveva provato a mettere in risalto. Ma a Formello c’è una moda che attraversa ogni epoca: le colpe sono sempre degli allenatori. Lo avevano già capito anche Pioli, Inzaghi e Tudor. Il Sassuolo ha saputo subito orientarsi. La prova di ieri a Reggio Emilia è la somma di una Lazio che fatica a trovare una direzione. Sono riemersi i difetti di Como, mentre sono sparite le azioni in verticale sviluppate contro il Verona. Poche accelerazioni, zero tiri in porta nel primo tempo. È mancata la ricerca della profondità. Il pressing è rimasto un’idea. Il Sassuolo ha individuato presto le soluzioni. Matic e Berardi sono stati il centro silenzioso di una superiorità. Così come lo scozzese Doig, sulla fascia sinistra, ha viaggiato a un’altra velocità: una sincronia, quella con Laurienté, che ha mandato in affanno Marusic e Cancellieri. L’impiego di Rovella si è rivelato un azzardo. In settimana si era fermato per un risentimento muscolare. Dopo quaranta minuti ha chiesto il cambio: il rischio è che possa saltare il derby di domenica. Anche Dele-Bashiru è andato in difficoltà. Cerca un copione che ancora non ha memorizzato. Mezzala per ruolo, ma fuori contesto: in campo sembra più preoccupato di ricordare la teoria che di entrare nell’azione. L’ingresso di Belahyane ha restituito un minimo di logica al 4-3-3. 

La Lazio ha commesso errori di lettura: è come se stesse pagando il prezzo di una generale assenza di visione. Gennaio è lontano e i problemi vanno affrontati adesso: la paralisi sul mercato non può diventare un vuoto di responsabilità. Preoccupa l’atteggiamento. Nell’ultima mezz’ora la squadra è uscita a volte dalla monotonia grazie a un signore di trentotto anni, Pedro, in grado di togliere un po’ di grigiore. Il calcio di Sarri richiede convinzione, coraggio e rigore: occupazione razionale degli spazi, circolazione veloce e verticale del pallone, coralità nelle scelte. Caratteristiche che ancora non appartengono a questa Lazio. L’unico rimpianto è legato alla parata miracolosa di Muric su Zaccagni, quando il risultato era sullo 0-0: il classico episodio che avrebbe potuto cambiare indirizzo alla partita. Una domenica costruita male e chiusa con il gol di Fadera, davanti a seimila tifosi laziali che meriterebbero - come Sarri - una risposta concreta: nuovi investimenti e un futuro non più condizionato dall’indice di liquidità. 

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