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Taylor e il codice Ajax

L'olandese è riuscito a portare alla Lazio un po' della cultura del club dove è cresciuto: il commento di Stefano Chioffi

Taylor ha portato nella Lazio un po’ della cultura che si respira all’Ajax. Gioco verticale, pressing orientato, blocco alto e conquista dello spazio: l’ambizione è piantare le tende nel giardino degli altri. Concetti che sono regole nel centro sportivo De Toekomst, nove campi da calcio e 140.000 metri quadrati, l’università di un club che ha lasciato un’impronta con Kovacs, Michels, Cruijff e Van Gaal. Uno stile nato nel vecchio stadio De Meer e sintetizzato in uno slogan, «l’Amsterdamse Bluf»: l’arroganza positiva di chi vuole provare sempre a prendere il controllo della partita, senza mai piazzare il pullman in area per difendere un risultato.

Il ruolo fondamentale di Taylor nella Lazio di Gattuso

Taylor è una mezzala che non si limita a occupare un ruolo, ma lo interpreta in funzione delle situazioni. Intuisce il corridoio, collega i reparti e valorizza i movimenti del collettivo. Nella Lazio di Gattuso è il gancio che tiene insieme costruzione e attacco, possesso e profondità. Si abbassa per partecipare alla prima uscita e accompagna l’azione. Non rallenta la manovra per governarla: ne comprende tempi e necessità. Per lui il 4-3-3 è una rete di relazioni, non è una sequenza di iniziative individuali. Una mentalità apprezzata anche da Van Gaal, che fino a qualche mese fa era il consulente esterno del consiglio di amministrazione della società più titolata in Olanda.

Un po' di Ajax nella Lazio magnetica e ribelle

Il centrocampo è la chiave di questa Lazio magnetica e ribelle, capace di costruire con serietà la migliore partenza in campionato della propria storia. Taylor ha contribuito a definirne l’identità. È il riferimento di un reparto che trova nella varietà degli interpreti la sua cifra. Frattesi ha lo scatto dell’incursore, cerca il varco e possiede un istinto speciale: ragiona da centravanti mascherato, senza rinunciare all’intensità. Belahyane è un maratoneta: garantisce chilometri, equilibrio e geometria. I suoi recuperi e i suoi tackle ricordano ai tifosi laziali Matias Almeyda, soprannominato «el tractorito» nel gruppo di Eriksson.

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