La mente e il braccio. Tradotto: Luka Modric e Christian Pulisic, il genio croato capace di condurre la danza e l’americano dal velenoso agguato pronto a indirizzare subito il viaggio temuto in Friuli sul binario più convincente possibile. Avere la mente lucida e il suo braccio operativo spietato come un killer dell’area di rigore può risultare inutile se nel frattempo non risaltano altre qualità che sembravano smarrite in questo Milan e che si possono ritrovare solo nella memoria delle stagioni scandite da Stefano Pioli allorquando quel gruppo, sempre sul ciglio del burrone, riuscì con ripetuti spettacolari colpi di reni a tirarsi fuori dal rischio di sprofondare nel vuoto rimettendosi in piedi con orgoglio e con talento.
Il senso di appartenza è una risorsa solo se c'è qualcuno in grado di trasmetterlo
Così si può spiegare la prova di Udine, orgogliosa, condotta con dominio continuo del gioco e con una produzione di occasioni davvero interessante segnalando nell’occasione anche la possibilità di valorizzare qualche talento - la scoperta di Allegri nella passata stagione - che sembrava destinato alla malinconica panchina. Ogni riferimento a Bartesaghi, spesso lasciato in disparte per far posto a Estupiñan, è indispensabile perché c’è un altro tratto del Milan di ieri sera che dev’essere segnalato. E cioè il contributo di un giovanotto, al pari del semi-esordiente Diawara, proveniente dal settore giovanile, Bartesaghi. Per tradurre: il senso di appartenenza che può essere questo sconosciuto in un gruppo rinnovato da tanti stranieri attraverso il mercato degli ultimi anni, diventa una risorsa solo se c’è qualcuno in grado di trasmetterlo.
Invece di mettersi in riparo, il Milan ha puntato in avanti
Ecco allora quale mistero glorioso bisogna mettere sotto la lente d’ingrandimento per cogliere integralmente il messaggio arrivato da Udine, al di là del risultato stesso e di qualche altro dettaglio non proprio secondario. Tipo, ad esempio, la capacità di palleggiare senza affanno con quel 4-4-2 di scuola “ancellottiana”, e di migliorare persino l’organizzazione difensiva a tal punto da non correre che il 50% in meno dei rischi patiti durante le prime apparizioni della stagione quando la disposizione a tre sembrò essere il preludio ad altri tormenti. E invece di retrocedere, metro dopo metro, come poteva avvenire per via delle assenze eccellenti, Rabiot tra tutti, la vera novità è proprio il comportamento tradito sull’uno a zero e più avanti sul due a zero. Invece di mettersi al riparo, di alzare il bavero del cappotto, ha puntato in avanti segno ormai di una mentalità che non può essere solo causata dalla leggerezza degli attacchi dell’Udinese.
Per capire dove può arrivare questo Milan è presto
No, c’è dell’altro. Ed è forse, meglio del risultato e del salto in classifica, il valore aggiunto di questo fine settimana rossonero. Che dimostra ancora una volta come ci sia della strada da fare per arrivare a essere Milan anche in Europa League, anche a metà settimana senza farsi sorprendere dal ritmo degli inglesi e restare traditi da qualche ingenuità del suo capitano Maignan. È presto per capire dove può arrivare questo Milan. Di sicuro non è da altissima classifica. Ma il derby di sabato 31 ottobre potrà rispondere all’inevitabile quesito.