Non è più uno stravagante caso o una distrazione colpevole. No: questa volta siamo addirittura ai cinque indizi di fila che formulano una prova schiacciante. Il Milan di Amorim non ha ancora un volto definito oltre che un copione calcistico lineare, né è provvisto di un temperamento scolpito e una maturità da squadra affidabile. È un gruppo che, tra ricambi di improbabile cifra tecnica e scarsissima continuità, continua a ondeggiare tra rovinose cadute e risalite ardite che non possono certo preparare un futuro rassicurante. Sembra di rivedere quel “vizietto” antico già emerso ripetutamente già ai tempi di Fonseca in panchina quando quel Milan - più dotato - fu capace di stregare il Real Madrid al Santiago Bernabeu e poi di farsi impallinare dal Cagliari qualche giorno dopo. Così dopo lo strepitoso derby di sabato notte, ecco spuntare in Europa League - con la terza sconfitta sulla schiena che in qualche modo orienta già in senso negativo la qualificazione - un Milan pasticciato nel rendimento e nello schieramento, con protagonisti che sembravano per la prima volta messi insieme.
Milan in cerca di continuità: più indizi fanno una prova
La striscia inquietante può cominciare proprio col viaggio in Inghilterra (sconfitta dal Bournemouth), riscattato dal colpo di reni di Udine, seguito dalla sconfitta pesantissima domestica col Bologna e dall’esaltante derby di sabato scorso. Come si può spiegare altrimenti un cammino così a zig zag, poco rassicurante, se non con uno spogliatoio non ancora perfettamente fuso in un blocco di cemento, incapace di mantenere la stessa concentrazione tra una sfida e l’altra per dare continuità a qualche luccichio?
Parte della risposta può e deve essere anche di natura squisitamente tecnica. Perché ad esempio i fischi che hanno stroncato l’esibizione di Jashari, le “smagliature” di Terracciano e gli errori tecnici dell’irriconoscibile Cisse, appena convocato da Mancini per il club Italia e sostituito all’intervallo da Amorim perché appesantito anche da un cartellino giallo, non possono passare inosservati. È vero: Amorim, in questi casi, è costretto ad arrangiarsi, a schierare appunto Diawara centrale difensivo per dare un turno di riposo a Pavlovic, deve far entrare nella ripresa gli eroi del derby senza riuscire a sovvertire l’inerzia della sfida, anzi paradossalmente provvedendo a ingigantire il fossato rispetto al Ferencvaros che già nel primo è rimasto a secco solo grazie al talento del 21enne Lorenzo Torriani.
Il tecnico portoghese è l’unico preparato a rovesci di questo tipo perché in un passaggio mercoledì in conferenza a Milanello lo ha anticipato. "Noi possiamo vincere e perdere contro chiunque" ha spiegato e forse l’osservazione che non era banale è passata sotto silenzio. È consapevole insomma dei limiti che sono a questo punto anche caratteriali oltre che tecnici dei suoi e, nonostante gli elogi per il derby vinto, ha respinto al mittente di frettolosi giudizi l’idea di avere a disposizione una squadra capace di puntare addirittura al tricolore. Sarebbe già un’impresa vincere la concorrenza strepitosa di un posto in Champions!