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Napoli, i vulcani sono tre

La storia delle rivolte e degli scontri nello spogliatoio azzurro: anche Maradona tra i protagonisti

NAPOLI - I vulcani passano a tre: il Vesuvio, i Campi Flegrei e Castelvolturno. Il fuoco cova sotto e sopra la cenere delle sconfitte che sono già sette (quattro in campionato, tre in Champions). Spifferi dallo spogliatoio. Mezze frasi nelle conferenze-stampa. Nessuno dice tutta la verità. È più che evidente lo scollamento azzurro. De Bruyne porta grandi giocate e grande scompiglio. Rimbrotta i compagni. Litiga con Hojlund in allenamento. Litiga con Lucca a Oporto. Il gruppo degli italiani e il gruppo degli stranieri. Non s’intendono. Allegri dice e non dice: "Bisogna vedere la realtà delle cose che tutti sanno". 

Napoli polveriera, una lunga storia

Tenebre azzurre. Una lunga storia. Dagli anni Cinquanta con la “guerra” di Amadei contro Vinicio fatto fuori insieme a Pesaola all’inizio degli anni Sessanta. I dissidi con Manuel Del Vecchio, il brasiliano che non si integrò mai nella squadra azzurra. Ruggini, risse nello spogliatoio, invidie e vendette. Dissapori e incomprensioni persino nel primo anno con Diego, allenatore Rino Marchesi, un mite. Il Napoli, appena schiantato dalla Juventus a Torino, è terzultimo a fine 1984 con appena 9 punti dopo tredici partite (due vittorie, cinque pareggi, sei sconfitte). Bagni contro Diego. Col nuovo anno, ritiro punitivo a Vietri sul mare, 4 gennaio 1985. Diego rifiuta il ritiro. Bruscolotti fa da paciere. Convince Diego a raggiungere la squadra. Faccia a faccia tra professionisti veri e forti personalità. Appianate le difficoltà, nasce il “patto per lo scudetto”. Il Napoli torna in campo e batte l’Udinese 4-3 infilando una serie positiva di sette partite piazzandosi alla fine a metà classifica. 

La rivolta contro Bianchi dell'88

Dolori e dissapori non finirono nell’epoca di Diego. La clamorosa sconfitta col Milan al San Paolo (1 maggio 1988), che mandò in fumo il bis dello scudetto vinto l’anno prima, rivelò tutto il malessere dello spogliatoio azzurro. La domenica successiva, il Napoli andò a Firenze e perse ancora. Al mercoledì seguente, svolta clamorosa al Campo Paradiso. Claudio Garella si presentò ai giornalisti e lesse un comunicato di sfiducia all’allenatore Bianchi: "La squadra è stata sempre unita e l’unico problema è il rapporto con l’allenatore". In calce al comunicato le firme di sedici giocatori. Non c’era quella di Maradona che nessuno era riuscito a contattare. La “linea morbida” dello spogliatoio con De Napoli, Ciro Ferrara, Francini, Romano, Renica, Filardi, Bigliardi, Sola, Miano, dopo un incontro con Ferlaino, emise un comunicato in cui gli azzurri "dopo attenta e concorde riflessione" si rendevano conto di "avere espresso in maniera non chiara e in modi e in tempi non giusti l’amarezza per gli ultimi risultati, di ciò chiediamo scusa alla società e ai tifosi". Intervenne Maradona: "Sono successe cose che hanno rovinato le ultime tre stagioni. Abbiamo fatto delle cose che non dovevamo fare. Io sapevo sempre tutto. Ma ero d’accordo che ogni cosa rimanesse nello spogliatoio, non dato in pasto ai giornalisti". Conclusione della vicenda. Piena fiducia della società all’allenatore Ottavio Bianchi e cessione dei quattro giocatori ritenuti i capi della rivolta: Garella all’Udinese per 800 milioni, Giordano all’Ascoli per 780, Moreno Ferrario svincolato alla Roma e Bagni all’Avellino. 

Lo scontro tra Maradona e Bianchi

Rimasero le ruggini. L’anno dopo, estate 1988, prima di andare in ritiro, Maradona da Tahiti dov’era in vacanza disse: "Bianchi mi deve spiegare perché alcuni miei compagni sono stati espulsi". Bianchi replicò: "Io al signor Maradona non devo spiegare nulla". Il Napoli fece la preparazione precampionato a Madonna di Campiglio, definita Madonna di Scompiglio per il dissidio fra Diego e Bianchi. La squadra era a Lodrone, una frazione di Madonna di Campiglio, quando Maradona rientrò dalle vacanze, e Luciano Moggi pilotò la pace tra Diego e Bianchi, definita “la pace di Lodrone”. Appunti e spunti di rivolte e scontri. Novembre 2019, allenatore Carlo Ancelotti. Non c’è feeling fra la squadra e il tecnico. Il Napoli va bene in Champions, ma va male in campionato, inchiodato al settimo posto, addirittura undicesimo a fine girone d’andata. La crisi del Napoli è profonda. C’è un “faccia a faccia” a Castelvolturno. Ancelotti contesta agli azzurri di non dare il massimo e di non avere personalità. Pesanti le critiche dei giocatori: allenamenti blandi, formula di gioco non corrispondente alle propensioni della squadra, scarsa preparazione delle partite di campionato anche in riferimento agli avversari. 

Allan contro De Laurentiis jr

Il Napoli non vince più. Dopo la partita col Salisburgo in Champions (1-1 al San Paolo il 5 novembre 2019), i giocatori disertano il pullman che avrebbe dovuto condurli a Castelvolturno in ritiro. Spogliatoio bollente. Allan aggredisce il vicepresidente Edoardo De Laurentiis. Insigne, allo stesso Edoardo, urla: "Di’ a tuo padre che ce ne andiamo a casa". Gli azzurri disertano il ritiro. La stampa indica i rivoltosi in Insigne, Callejon, Mertens, Allan e Koulibaly, bollati come “la banda dei cinque”. Dopo sette partite di campionato senza una vittoria (5 pareggi, 2 sconfitte) fra ottobre e novembre, Ancelotti viene esonerato. Storie di ieri e dell’altro ieri. Mare azzurro in tempesta. Che cosa succederà ancora? 

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