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Roma, una squadra che fa paura

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ANSA
Leggi il commento sui giallorossi di Ranieri dopo la vittoria contro il Monza

Assist cumulativo di Conceiçao, Palladino, Italiano, Baroni e gol (quattro, per l’esattezza) di Claudio Ranieri. Vista la cortesia dei colleghi che hanno bruscamente rallentato, l’allenatore testaccino ha ringraziato e si è avvicinato non poco. Aveva preso la Roma al dodicesimo posto, a 11 punti dal sesto e ultimo gradino europeo allora occupato dalla Juventus, l’ha trascinata al nono posto, a 2 punti dalla Fiorentina, sesta in classifica. Guardare più in là, puntare alla Juve ora quarta (e distante 9 punti), è un po’ troppo, in questo momento non avrebbe senso, ma ora la Roma fa paura a tutte le squadre che hanno l’obiettivo d’Europa. E’ una concorrente in più, una squadra che due mesi fa non aveva (non poteva avere) queste ambizioni. 

La Roma fa paura perché oggi ha la mentalità della squadra che sa quello che vuole, consapevole dei suoi limiti ma anche dei suoi pregi. Qualcuno può pensare che la vittoria di ieri sia stata facilitata dall’atteggiamento remissivo del Monza, a cui mancavano ben undici giocatori, fra cui molti titolari. Ma queste partite, fra una grande e una piccola, diventano facili solo se la grande la gioca come se davanti avesse una sua pari e così ha fatto la Roma. Ha considerato il Monza sullo stesso piano della Juve o del Porto, trasformando il suo ingresso in partita in una vera irruzione. Palla-gol di Pisilli dopo cinque minuti, uno a zero di Saelemaekers (applausi al suo mancino) dopo dieci, poi controllo attento e attacco continuo, non gestione, non ritmo lento, la Roma ha continuato a giocare avvertendo l’incertezza del risultato, senza presunzione e con umiltà, meritando il 2-0 grazie a un assist-prodezza di Soulé con incornata di Shomurodov. 

E qui siamo al secondo aspetto interessante di questa partita. Rispetto alla sfida di giovedì col Porto, Ranieri ha cambiato sei giocatori, ha portato in panchina Celik, El Shaarawy, Kone, Paredes, Dybala e Pellegrini. Lo scopo dell’allenatore era doppio: far riposare quei sei e dimostrare, a chi ancora non ci credeva, che anche il resto dell’organico ha qualità sufficiente non solo per battere il Monza, ma anche e soprattutto per offrire alternative di alto livello. Così Soulé, dopo la fantastica punizione di Parma, si è preso di nuovo la scena; Baldanzi ha aumentato il contributo tecnico in zona d’attacco (stava per segnare un gran gol con un richiamo maradoniano); Shomurodov ha segnato e confortato la scelta di Ranieri che lo ha sempre tenuto in considerazione; Cristante ha diretto la manovra con sicurezza includendo la rete di testa del 4-0 e l’assist del 3-0; e Pisilli ha dato alla squadra la solita spinta. 

Con la vittoria di ieri sono dieci i risultati utili di fila e sono tre i successi consecutivi considerando l’Europa League. La Roma è una squadra che sta bene, che si ritrova in un congegno semplice ed efficace, dove al centro c’è il giocatore con le sue caratteristiche e l’idea del tecnico non lo condiziona ma lo aiuta. E a proposito di giocatori aiutati, sostenuti e rilanciati da Ranieri a mezz’ora dalla fine si è alzato Dybala dalla panchina. L’argentino cercava il gol numero 200 della sua carriera, ma si è dovuto accontentare solo del milionesimo assist, quello del 4-0. Poco prima era arrivato il “solito” gol di Angeliño, con la “solita” botta secca di collo esterno sinistro in diagonale sul secondo palo, in fondo a un’azione davvero bella. Lo aveva voluto Mourinho a Roma, era finito a giocare nel centrosinistra della difesa a tre, ma con Ranieri è tornato al suo posto ed è diventato uno dei migliori esterni di fascia sinistra della Serie A. 

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