Ci sono giocatori che la Curva sopporta e l’allenatore supporta: sino a quando, almeno, gli estremi non si mescolano. Sono cognomi da album Panini, nomi che scivolano alla lettura delle formazioni e si agitano prigionieri tra le scariche dello speaker. Invece no: saranno loro a farci prigionieri. Bryan Cristante ha 30 anni ed è uno di questi. Sbuffi di Milan, toccata e fuga al Benfica, sorsi di Palermo e Pescara, morsi di Atalanta e di Gasp. Quindi, Roma e la Roma: di José Mourinho, di Claudio Ranieri e dell’Ego di Bergamo in particolare. Riserva d’Europa con Roberto Mancini, capitano azzurro a Chisinau, Cris è il tipico centrocampista che, per saper riempire molte caselle - da stopperone d’emergenza a mediano, da mezzala a trequartista - confonde a tal punto il loggione da sembrare un figurante abbandonato alla boria dell’orecchiante di turno che ignora lo zoccolo duro e silenzioso che, viceversa, incarna e nutre.
Cristante ma anche Saelemaekers
Un altro è Alexis Saelemaekers, belga, classe 1999, hombre di fascia, ala e terzino, di scuola Anderlecht, in transito al Milan, colonna del Bologna di Thiago, della Roma testaccina e, oggi, del Diavolo di Max Allegri. Fumantino e leonino, pesta la corsia con la foga di un Fidippide, qualche gol (l’ultimo, a Parma), qualche errore sotto porta (l’ultimo, sempre al Tardini), e un contributo la cui quantità, facendo aggio sulla qualità, spinge il popolo all’embargo dei superlativi. Dalla cronaca affiora il gregariato interista di Matteo Darmian, ex Toro e Manchester United, un «Fregoli» dei ruoli difensivi non già per bieca incontinenza, ma perché la duttilità e l’umiltà aiutano a ingessare le gerarchie. Il palo che «inflisse» alla Svezia, nell’andata dei playoff del novembre 2017, non smette di vibrare nella carriera di Gian Piero (s)Ventura, nelle scartoffie di noi Pigafetta intransigenti e irriverenti.