Serietà. È la parola che senti dire più spesso quando trascorri una giornata all'interno del centro sportivo del Sassuolo. L'altra è famiglia: i dipendenti della società neroverde si sentono parte di qualcosa che va al di là del calcio e forse è (anche) per questo che dopo un anno di Serie B sono tornati subito in A. La retrocessione non è andata giù a nessuno: dai calciatori all'ultimo dei dipendenti e quindi tutti hanno provato a dare qualcosa di più. Visti i risultati, con la vittoria in campionato in cassaforte da aprile, l'obiettivo è stato centrato.
Te lo dice l'allenatore, Fabio Grosso; te lo dicono con orgoglio le persone che lavorano al Mapei Football Center e sono troppo discrete per voler comparire; te lo dice Luca Lipani, capitano dell'Under 19 campione d'Europa, vent'anni appena. E te lo dice, soprattutto, l'uomo che governa tutto questo. L'ad Giovanni Carnevali, diretta emanazione della proprietà, affidabile e rigoroso, con la voce che si incrina appena solo quando parla del rapporto con il Dottor Squinzi e sua moglie.
Per il resto, petto in fuori e tanto orgoglio per la promozione: «Quest'anno torniamo su, ci credevamo, pensavamo di poter risalire immediatamente. Sapevamo che il campionato era difficile, risalire subito non è mai facile, ma noi avevamo lo spirito giusto. Il giorno dopo la retrocessione abbiamo subito scelto il nuovo allenatore e poi abbiamo cercato di fare una squadra valida e forte per risalire. Siamo stati bravi a superare le difficoltà»