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HCT Varese: il resoconto dell'evento internazionale di Hearthstone

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Lo scorso fine settimana si è concluso al Pala2A di Varese l'evento che alcuni hanno definito "l'anno uno degli esport in Italia": un grande torneo di Hearthstone che ha richiamato 400 giocatori dall'Italia e dal mondo alla conquista del montepremi di 25.000 $ e dei preziosissimi punti competitivi HCT.

HCT sta per Hearthstone Championship Tour ed è un circuito torneistico itinerante messo in piedi direttamente dallo sviluppatore del gioco Blizzard Entertainment, un’azienda storica del settore che ha prodotto videogiochi che sono diventati uno standard per l’esport come Starcraft e Overwatch. Partecipare ad uno dei Tour Stop dell’HCT consente di guadagnare punti validi per le due funzioni: qualificarsi al campionato del mondo ed essere inclusi in specifiche leghe che garantiscono ai giocatori premi in denaro e inviti diretti ai playoff.

Quello di Varese è stato uno dei quasi 30 Tour Stop previsti nel 2018, ed è stata l’occasione perfetta per testare giocatori e organizzazione italiana in un evento di grosso calibro, che aveva anche una complessità in più: il tetto massimo di concorrenti era stato alzato dai soliti 256 a 400, rendendo questo evento il più numeroso che sia mai stato organizzato. Il sovraccarico si è fatto sentire e la prima giornata è stata funestata da problemi con la linea internet che hanno impedito a tratti lo svolgimento del torneo e costretto l’organizzazione a interrompere e rimandare il prosieguo delle partite al giorno successivo.

Fortunatamente l’indomani i problemi sono stati risolti e il torneo è proseguito senza grossi intoppi per i giocatori. Le prime due giornate sono state dedicate ai gironi giocati “alla svizzera”. Si tratta di un sistema nato nei tornei di scacchi che abbina i giocatori con un simile numero di vittorie per stilare una graduatoria senza bisogno che tutti i giocatori facciano una partita con ognuno degli altri concorrenti. L’ultimo giorno invece ci sono stati i gironi a eliminazione diretta tra i primi 16 classificati della fase svizzera, che ha visto trionfare il diciassettenne norvegese Casper ‘Hunterace’ Notto, già vincitore di un Tour Stop tenutosi lo scorso mese a Seoul.

La presenza italiana era ovviamente forte, e in mezzo ai campioni internazionali due nostri connazionali sono riusciti a raggiungere la Top 16: Francesco ‘Meliador’ Leoni del team Samsung Morning Star e Matteo ‘Illness’ Fedele, entrambi giocatori ben noti nella scena italiana. Nella Top 32, sempre valida per l’assegnazione di punti e di premi, ci sono altri tre italiani: Federico ‘Cerberus07’ Zermian, Nicolò ‘Denix’ Denigris e Marco ‘Memory’ Bachis.

In loco erano presenti sia la regia inglese che quella italiana e molte partite sono state trasmesse in diretta su Twitch. Oltre alle singole partite che sono viste dal pubblico da casa c’è un intero mondo che coinvolge i giocatori competitivi, che spesso gran parte del pubblico ignora. A tal proposito abbiamo fatto alcune domande ai giocatori italiani.

“In un gioco come Hearthstone dove il fattore casuale è presente, i risultati vanno visti sul medio-lungo termine”. Ci ha detto Francesco Leoni, raccontandoci che il suo metodo per avanzare nel girone è stato prevedere con quanta probabilità si sarebbe trovato contro certe liste e adattarsi di conseguenza. Il risultato sono state 8 vittorie su 9 round, ma purtroppo ha incontrato una delle sue ‘bestie nere’ nella prima partita secca, lo statunitense Muzahidul ‘Muzzy’ Islam. “Per un giocatore dei tornei la sfortuna sta negli abbinamenti con gli altri giocatori e, anche se nell’eliminazione diretta può veramente succedere di tutto, non è stato il mio caso”, ha concluso Francesco, che si dice comunque soddisfatto del risultato.

Il sentimento che la vera sfortuna non sia nelle carte è condiviso anche dall’altro italiano della Top 16, Matteo Fedele, che ha evidenziato un altro elemento che distingue i giocatori migliori: “La fortuna conta, ma anche fare le scelte giuste in fase di veto è estremamente importante”, afferma, riferendosi al fatto che prima di ogni match si può scegliere un mazzo che l’avversario non potrà utilizzare. C’è anche un’abilità di cui Matteo ha padronanza grazie ad un background coi giochi di carte, ma che non vede diffusa tra gli altri giocatori, quella dei bluff: “Più di una volta mi sono finto disperato spingendo il mio avversario a fare dei passi falsi che mi hanno aiutato a vincere le partite”.


Mettendo da parte per un attimo strategie e numeri, questo evento ha mostrato una grande risposta positiva della comunità italiana di Hearthstone, che in tre giorni ha visto giocatori di tutti i tipi e personalità riunirsi e condividere le proprie esperienze. Anche l’organizzazione, dopo un inizio traballante, si è ripresa e Giacomo De Nicola, uno dei giudici di gara, ha dichiarato di aver ricevuto i complimenti dai giocatori stranieri. Il bilancio finale è quindi positivo e l’Italia ha dimostrato di essere in grado di gestire un evento esport di portata internazionale.

 

Servizio a cura di GEC - Giochi Elettronici Competitivi