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Enerige alternative: la propulsione mista che piace tanto alla F1

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© ANSA
Ibrido ancora protagonista ai massimi livelli delle competizioni

Nelle corse, come nella produzione di serie, l’elettrificazione delle auto è iniziata con i motori ibridi, che nel 2009 sono approdati in F.1. Oggi le monoposto dei GP dispongono di un V6 a benzina di 1.6 litri con turbo collegato a un motogeneratore e un secondo motogeneratore che sfrutta l’energia che andrebbe dispersa nelle frenate.

Con circa 1000 cv complessivi consumano circa un litro di benzina ogni 3 km. Le monoposto completamente elettriche della F. E hanno debuttato nel 2014, ma il fondatore di questa categoria, lo spagnolo Alejandro Agag ha avuto subito l’accortezza di siglare con la Federazione Internazionale dell’Automobile una licenza esclusiva per 25 stagioni che impedisce gare con monoposto elettriche senza il suo accordo.

E quindi, anche se volesse, la F.1 non potrebbe abbracciare l’alimentazione esclusivamente elettrica fino almeno al 2039, senza il consenso di Agag. La cui F.E si appresta ad affrontare la quinta stagione compiendo un importante salto di qualità, grazie all’adozione di vetture dall’aspetto spettacolare ma soprattutto più potenti che in passato (200 kW invece di 180 in gara) e capaci di disputare tutta la corsa senza dover essere sostituite a metà distanza per esaurimento delle batterie. 

L’ibrido secondo una schema analogo a quello delle F.1, ma con più libertà per il motore termico e con la possibilità di montare il Kers sull’avantreno, è stato al top del campionato mondiale Endurance fin dal 2012, però nel 2018 la soluzione è stata conservata soltanto dalla Toyota, dopo che i costi troppo elevati hanno messo in fuga via via Peugeot, Audi e Porsche.