Avevano appena scritto gli adoranti agiografi che Sinner ha un solo avversario, se stesso. Sarebbe escluso che qualcun altro possa batterlo, soltanto lui può perdere. Jim Courier, l’ex tennista americano, così lo descrive: «Jannik ha lo sguardo dell’assassino. Arriva alle spalle, senza farsi sentire e, bang, sei morto. Ti taglia la gola o ti fredda con un colpo di pistola, poco cambia, poi passa alla prossima vittima...».
A parte il simpatico lessico da macelleria messicana, si vuole far passare il messaggio di imbattibilità, onnipotenza, infallibilità. C’è Dio e poi c’è Jannik. O magari bisogna invertire la classifica. Poi esplode un caldo infernale e torna tra noi un umanissimo atleta che soffre tremendamente la temperatura. Succede in tutti gli sport, c’è chi paga di più col freddo e chi col caldo (mi sa ma succede anche tra impiegati e commesse). Dati anche i precedenti, ormai è evidente: non si può dire che Sinner si trovi pienamente a suo agio sopra una certa gradazione. Va in ebollizione. Naturalmente, per gli adoranti agiografi la colpa - il limite - non è di Sinner: è colpa del caldo. Andrebbe abolito il caldo. E allora via con le furibonde accuse contro queste regole disumane del grande show sportivo, che per il business non esita a sacrificare i suoi santini migliori. Va però detto che in tutti gli sport ormai le regole si stanno adeguando, tennis compreso. Pause, interventi medici, provvedimenti estremi in casi estremi. Succede nel calcio, che può fermarsi per una bevuta generale, succede nel ciclismo, che può annullare le corse con certe temperature, per la grandine, per il vento, eccetera.
A quanto pare, se il malore capita a Sinner non è più un malore: diventa una questione di Stato. Ma senza fare della stupida demagogia, viene anche da pensare che in fin dei conti nelle stesse ore, alle stesse temperature, milioni di esseri umani boccheggiano facendo attività sportiva. Il mio pensiero si estende inevitabilmente anche agli operai che lungo le nostre autostrade stendono asfalto in un forno a microonde. Dicono: ormai anche a livello sindacale sono previste pause - generalmente da mezzogiorno alle 16 - in tutti i settori, quando il caldo è assassino. Logico che il tennis debba adeguarsi, il tennis come tutte le altre discipline. Ma deve valere come criterio generale e universale, non perchè penalizza Sinner. Invece qui, a forza di usare metafore infernali, si parla tranquillamente di dramma. No, non è un dramma. Dramma fu quello di Simpson, che al Tour del ‘67 ci lasciò la pelle, nell’inferno del Mont Ventoux. Forse è il caso di resettare la narrazione e accettare la nuova scoperta: anche il nostro Achille invincibile ha un suo tallone, il caldo esagerato. Conta solo la salute del ragazzo, non l’intangibilità del mito. Per cui, facciamocene una ragione. O si fanno tornei solo con l’aria condizionata, oppure bisogna iscrivere ai tornei questo nuovo avversario, l’unico che davvero possa battere l’invincibile. Fa parte del gioco, il gioco va accettato sempre. Non è Alcaraz il vero rivale di Sinner: è il riscaldamento globale.
Corriere dello Sport
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