Visconti: "Io sono così: tiro senza paura"

Oggi Spagna-Italia. Riflettori puntati sulla guardia che ha sorpreso all’esordio: "Gioco da quando avevo 4 anni. A 13 ho lasciato Torino per andare a Venezia: mamma non era d’accordo, ma giovedì a Livorno si è commossa". Su Repesa...
Visconti: "Io sono così: tiro senza paura"© CIAMILLO
Fabrizio Fabbri
5 min

Vincere con almeno 5 punti di scarto. Per il prestigio, certo, ma anche per conquistare la vetta del girone L nelle qualificazioni per il Mondiale del 2023 ed avere poi un vantaggio nei sorteggi. Così oggi a Caceres, alle 18, Spagna e Italia daranno vita all'ennesima sfida che le vede rivali storiche in Europa. Tra i protagonisti vuole esserci anche “baby faceRiccardo Visconti, guardia di Pesaro che giovedì ha esordito in azzurro segnando 7 punti contro l'Ucraina.

Visconti, nonostante il viso sbarbato che la fa sembrare un ragazzino, la prima in Nazionale è arrivata tardi. Come mai?

"Francamente non mi sono mai posto il problema perché da sempre sono abituato a lavorare duro per migliorare e guadagnarmi ciò che ottengo col sudore. Ho vinto due medaglie con la nazionali giovanili, ma l'esordio contro l'Ucraina resta e resterà un momento indimenticabile. Quando Pozzecco mi ha chiamato per entrare non ho avuto troppo tempo di pensare a cosa stesse accadendo". 
 
Il tempo di ricevere un pallone e bagnare la prima con un canestro da tre. Bella faccia tosta vero?

"Io sono così. E' quello che spesso mi viene chiesto: entrare con decisione e fare quello che mi riesce meglio: cercare di fare canestro". 
 
Lei è già stato campione d'Italia, vero?

"In realtà ho conquistato due scudetti, entrambi con Venezia. Uno under 18 nel 2016 e poi quello con i grandi l'anno dopo. Ero il dodicesimo, mi sbattevo in allenamento e sventolavo l'asciugamano in panchina. Non l'ho vissuto da protagonista. Spero un giorno di provare una gioia simile dando un contributo determinante". 
 
Magari con quella Pesaro dove oggi sta facendo così bene?

"Alla Carpegna si sta costruendo un bel progetto Come dirigenti ci sono due totem della pallacanestro italiana come Costa e Magnifico, un legame importante con il passato. E un coach eccezionale come Repesa: ho accettato Pesaro dopo la sua telefonata, ci ha messo un attimo a convincermi. Lui è come un professore universitario di pallacanestro con la sua conoscenza infinta". 

Ha lasciato Torino, casa sua, da ragazzino per inseguire il sogno di diventare un professionista. Fu una scelta difficile

"Avevo 13 anni, ma giocavo da quando ne avevo 4. Seguivo mia sorella Alessandra che stava in serie A, e da bimbetto ricordo il mio primo canestro. Lo feci con una palla di carta durante l'intervallo della sua partita. Penso sia stato un segno. Poi a 13 anni ho fatto le valigie per andare a Venezia. Mamma non era d'accordo, ma quando giovedì si è commossa accanto a papà in tribuna, vedendomi in azzurro, credo mi abbia dato ragione". 
 
Con chi ha condiviso, oltre ai genitori, la gioia dell'esordio con la Nazionale?

"Con Arianna, la mia compagna. Lei è l'esatta altra metà di me. Io sono allegro istintivo, faccio casino. Lei è più riflessiva, bilancia la mia esuberanza e mi consola quando le cose non vanno bene"
 
Come accaduto a Brindisi?

"Nessuna polemica da parte mia. E' stata un'esperienza che mi ha fatto crescere. Come l'incontro ora con Pozzecco. Non giudicatelo per la sua esuberanza. E' un grande tecnico ed è favoloso essere allenato da lui". 


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