Italia, Barzagli: «Serve programmazione. Impensabile vincere Euro 2020»

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Il difensore della Juventus dice la sua sulle ultime vicende del nostro calcio: «Ci vogliono calma e pazienza per decidere al meglio. Competenza e preparazione, Germania e Belgio i modelli da seguire»

TORINO - «Il mister ci ha fatto notare due, tre cose e basta: ripartiamo. Sappiamo quello che in questo momento ci può mancare e di conseguenza dobbiamo lavorare di più sull'aspetto mentale, di fatica per far sì di non avere certi cali nella partita. Manca quel fare un po' più di fatica in più per non subire gol, per stare sulle gambe in difesa in certi momenti della parti dove c’è da soffrire». Andrea Barzagli volta pagina il giorno dopo il brutto ko di Marassi contro la Samp. Il difensore della Juventus, ai microfoni di Sky, si lascia andare a un’attenta analisi sulle note positive e negative di questa stagione bianconera. «La nostra squadra ha avuto sempre in questi ultimi anni anche nel dna di soffrire, bisogna magari fare partite dentro l’area ma non subendo gol. Quest'anno invece troviamo facilmente la porta, ma allo stesso modo concediamo e subiamo troppi gol. E questo è un difetto che una squadra che vuole vincere il campionato non può avere. La qualità al vertice è aumentata, è un campionato 'spaccato' tra grandi e medio piccole».

CAOS FIGC - Mercoledì si ripartirà in quella che è una sfida fondamentale per il prosieguo europeo della Juventus. All’Allianz Stadium arriverà il Barcellona: «Aver vinto sei scudetti non significa che tutto sia dovuto. Noi dobbiamo migliorare, loro sono in grande forma. Bisogna vincere per preparare al meglio gli scontri diretti che ci attendono in campionato». Un pensiero anche per le ultime vicende che hanno scosso il calcio italiano, dalla delusione del mancato mondiale alle dimissioni del presidente Tavecchio: «Il mio pensiero è semplice, serve calma e pazienza per decidere al meglio. È un’occasione per ripartire, serve una programmazione partendo dal settore giovanile. È impensabile che l’Italia vinca l’Europeo del 2020, serve una programmazione da qui a dieci anni. Chi arriva dovrà essere libero di fare scelte, sono favorevole ad ex calciatori solo se hanno esperienze fuori dal campo, non basta il nome. Servono competenze. Servono tecnici preparati per i giovani. Germania e Belgio sono esempi da seguire».

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