Juve, la tesi di Pirlo: "Il calcio che vorrei"

Trenta pagine di elaborato nella quale sono riassunti i principi dell'idea di gioco del neo tecnico bianconero: possesso, attacco, ruoli dei giocatori e dettagli decisivi

ROMA - Trenta pagine all'interno delle quali si riassumono tutti i concetti dell'idea di Juve che Andrea Pirlo si appresta a mettere in campo: "Il calcio che vorrei", la tesi che il neo allenatore bianconero ha presentato e discusso i giorni scorsi a Coverciano per laurearsi allenatore di Serie A e che ora è possibile leggere e analizzare, tentando di entrare all'interno del progetto di gioco juventino.

Il calcio di Pirlo: possesso e attacco, con grandi ispirazioni

Un calcio "propositivo, di possesso e di attacco". condotto in base al possesso della palla e alla riconquista immediata, che si possa ispirare ai grandi esempi che hanno segnato la carriera del tecnico bianconero: "il Barcellona di Cruijff e poi quello di Guardiola, l’Ajax di Van Gaal, il Milan di Ancelotti fino alla Juventus di Conte".

I ruoli di Pirlo: occhio al portiere. E l'attaccante sembra Dzeko...

Il ruolo di un giocatore non è più fisso, ma regolato dalle funzioni e dai compiti che deve avere. Le qualità che il tecnico cerca ad esempio in un portiere sono, oltre ovviamente alla difesa della porta, "la difesa dello spazio in avanti" e la capacità "di condurre palla, di trovare un passaggio filtrante, di scegliere la soluzione più efficace". Un Pirlo con i guanti è impossibile, ma il concetto che il tecnico ha in mente è quello di un estremo difensore anche primo regista della squadra. Al centro del campo deve trionfare la tecnica, con la fisicità degli anni '90 che deve lasciare il passo, tecnica che però non può prescindere da "una buona dose di mobilità" per essere in grado di costruire ma anche di rifinire e di "una predisposizione mentale alla riaggressione in caso di perdita del pallone".  E l'attaccante? Beh, difficile non pensare a Dzeko quando Pirlo in persona scrive: "In un calcio d'attacco con tanti giocatori offensivi è necessario che l'attaccante sia capace di dialogare con tecnica e intelligenza con i propri compagni per favorire gli inserimenti degli stessi".

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Rombo di palleggio, costruzione dal basso, Pirlo cita Xavi

"La palla è sempre più veloce dell'uomo" e quindi la superiorità della squadra di Pirlo va costruita con un "movimento continuo e dinamico della stessa". Ma quali sono le basi di costruzione? "Trasmissione palla secca e forte" e "sviluppo offensivo a due velocità, dietro d'attesa e di preparazione, davanti veloce e diretto verso la porta", i principi da inseguire con dei pilastri ideali da realizzare sul campo: "creazione del rombo di palleggio attorno al portatore palla, creazione ed occupazione degli spazi liberi, riconoscimento dei codici di gioco", che tradotto significa aiutare e avvicinarsi se il portatore è sotto pressione, dettare passaggi e allontanarsi se è libero. Altra colonna del suo calcio è "il rispetto delle posizioni: bisogna aspettare che la palla arrivi dal giocatore e non il contrario". Una ragnatela attraverso cui cercare il terzo uomo, perché "il terzo uomo è impossibile da difendere, cit Xavi".

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Ampiezza, rifinitura, profondità in avanti

Tre principi come contenitori, da avere sempre pieni "per stressare la linea difensiva avversaria": esterni sempre larghi, cambi di gioco anche alla cieca grazie a questa certezza, l'ampiezza opposta da ricercare con frequenza ("palleggiamo a destra per attaccare a sinistra"), un solo attaccante centrale o due con "il gioco dei contrari (una viene l'altra va, una corta e una lunga)", tanto caro a Conte,"un 325 o un 235 in fase offensiva" che già si è visto contro il Novara, con una precisazione: "Negli ultimi 30 metri il talento individuale deve farla da padrone, con i giocatori liberi di potersi esprimere cercando le giocate decisive".

Pressing, intensità, disposizione difensiva e transizioni

Una Juve che pressa, visto e considerato che nella tesi Pirlo cita gli studi effettuati dal suo staff a proposito di riaggressione e di riconquista palla dei club top in Europa, accompagnata da un'intensità che non ha più solo valore fisico ma soprattutto "mentale", una ferocia agonistica imprescindibile per raggiungere i risultati. Variabili tattiche importanti (McKennie?) quando si parla di "un nostro centrocampista centrale che entra nella linea difensiva per comporre una linea a 5 per difendere al meglio", studio sulle transizioni ("10-12 secondi al max se offensiva per essere efficace") e infine conclusioni e ringraziamenti per tutti i compagni e tecnici avuti in carriera, da Moro a Simoni, da Lucescu a Mazzone, da Ancelotti a Conte e Allegri, fino ai ct da Tardelli a Prandelli passando chiaramente per Lippi: tanti maestri per il Maestro al quale la Juve ha affidato il suo futuro.

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