Ranieri: «Siamo tutti De Rossi. La Roma ha un futuro ma voliamo basso»

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Il tecnico testaccino: «Tutti i tifosi si identificano in Daniele, domenica dovrà essere una festa. Soddisfatto di quello che ho fatto»

ROMA - Quella di domenica sera sarà l'ultima partita di Daniele De Rossi, ma anche di Claudio Ranieri alla guida della Roma. Il tecnico testaccino subentrato l'8 marzo ad Eusebio Di Francesco ha provato a risollevare la squadra e a portarla al quarto posto, un lavoro che ha trovato molte problematiche - in primis gli infortuni - e che terminerà nell'Olimpico tutto esaurito quasi sicuramente con l'Europa League: «Il bilancio dal mio arrivo è positivo - le sue parole al sito ufficiale della Roma -. Al momento del mio arrivo avevo trovato una situazione di scoramento generale della squadra, i ragazzi erano abbattuti perché speravano di fare meglio. Devo dire che qui a Trigoria ho avuto l’appoggio di tutti. E anche della squadra, perché ha saputo reagire, è stata positiva e vogliosa. Non si arriva con la bacchetta magica. Alla prima partita siamo stati molto fortunati contro l’Empoli, più avanti ci sono state SPAL e Napoli e da lì in poi abbiamo cambiato la strategia tattica. Avevo la necessità di far sentire più sicuri i difensori e piano piano le cose sono migliorate. Questa squadra ha un futuro, perché ci sono dei giovani molto interessanti: sono sicuro che potrà far bene».

QUALIFICAZIONE ALLA CHAMPIONS LEAGUE

La Roma per centrare il quarto posto dovrà sperare in un vero e proprio miracolo: la sconfitta di Inter, Milan e Atalanta e la vittoria contro il Parma con cinque gol di scarto. Un'impresa praticamente impossibile: «Noi ci proveremo. Io sono fatto così, come carattere non mollo mai e devo provarci fino in fondo. Se non ci riusciremo faremo i complimenti agli altri. Questa squadra ha lottato per cercare di entrare in Champions League. Come ho già detto, ci sono delle annate positive e negative. È come in agricoltura: il contadino può fare sempre lo stesso lavoro, ma ci sono annate in cui il vino è meraviglioso e annate in cui esce diverso da come lo si vorrebbe. Dipende da mille fattori. Purtroppo è andata così, ma l’impegno, l’abnegazione e il senso di appartenenza ci sono sempre stati».

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È comunque soddisfatto Ranieri del lavoro svolto, soprattutto sulla testa di alcuni giocatori che prima erano a terra psicologicamente: «Io credo che Fazio e Nzonzi abbiano fatto vedere le loro capacità. Federico lo conoscevamo già. Steven non aveva incontrato i favori del pubblico. Io lo avevo già cercato al Leicester, una volta partito Kanté volevamo prenderlo. Forse sapere che già lo stimavo gli ha dato quel quid in più per far vedere di che pasta è fatto. Gioca sempre a due tocchi e riesce a recuperare delle palle incredibili come una piovra. Certo, nel calcio italiano deve migliorare nella verticalizzazione, lui invece rischia di meno e gioca sempre per il compagno. Mi sembra di rivedere Thiago Motta all’Inter, non perde mai la bussola, è sempre calmo e a disposizione della squadra. Credo che la Roma con lui abbia fatto un ottimo acquisto». Sulla partita più bella invece: «Forse quella contro la Juventus, è stata molto bella. È vero che Mirante ha fatto tre capolavori, ma un portiere è lì anche per quello: l’anno scorso quanti ne ha fatti Alisson? Siamo stati bravi ad approfittarne al momento giusto e siamo riusciti a vincere la partita, regalando una bella soddisfazione ai nostri tifosi presenti allo Stadio Olimpico»

Dopo il pareggio contro il Sassuolo Ranieri aveva dichiarato che la Roma il prossimo anno faticherà a entrare in Champions League: «Bisogna vedere come cambierà la squadra del prossimo anno e capire che allenatore verrà. Questo gruppo sta lottando fino in fondo in un’annata che è andata male. Io non voglio caricare di responsabilità il mio successore. Sarebbe troppo facile. Io dico che questa è una buona squadra e che negli ultimi anni è sempre andata in Champions. E allora diciamo che la prossima squadra dovrà entrare in Europa League, voliamo più in basso. Se poi c’è l’anno buono, vorrà dire che entrerà in Champions League e sarà una bella sorpresa. Io sono sempre stato così, meglio non caricare di aspettative i tifosi e, di conseguenza, allenatori, Società e tutto il sistema. Se contro il Parma riuscissimo a entrare in Champions ovviamente entrerebbero più soldi. Questa Società ha sempre messo in chiaro di voler mantenere il bilancio a posto e credo che sia giusto. Quando sono tornato ho visto tantissimi cambiamenti, tante cose che prima non c’erano, vuol dire che i soldi qui sono stati spesi e le cose sono state fatte bene. Ovviamente ai tifosi di tutto ciò che che non si vede non importa nulla, loro vogliono vedere solo la squadra lottare sul campo. Un tifoso giustamente pensa così. Io che sono allenatore dico che qui c’è un’ottima struttura, c’è una grande Società e c’è una grande crescita».

Soprattutto se arrivasse il via libera per la costruzione dello stadio: «Io non riesco a capire come in Italia ci siano tutte queste difficoltà. Se penso che a Londra, tra tutte le categorie, ogni quartiere ha il suo stadio mi chiedo come è possibile che qui non ci riusciamo. Non solo a Roma, ma in tutta Italia. Ma per quale motivo? Io non lo capisco. Così si ferma il Paese, così si ferma tutto. Qual è la causa? La paura della corruzione? E allora state con gli occhi aperti».

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ADDIO DE ROSSI, FESTA ALL'OLIMPICO

Contro il Parma sarà la sua ultima partita da tecnico della Roma: «Io mi emoziono sempre sulla panchina giallorossa. Entro in campo dopo l’inno perché altrimenti mi emoziono troppo. Voglio restare freddo e lucido fino in fondo. Dato che è l’ultima ci tengo a ringraziare il Presidente perché mi ha dato l’opportunità di guidare ancora una volta la squadra del mio cuore». 

All'Olimpico sarà una festa per celebrare il tecnico, ma soprattutto Daniele De Rossi che sarà costretto a fare le valigie per andare a giocare in un'altra squadra: «Ogni tifoso si è identificato in lui, per quella voglia che ha, per quello spirito combattivo che ha sempre fatto vedere. Mi auguro che domenica sia una giornata caratterizzata da un saluto pieno di amore». Come lo è stato due anni fa con Francesco Totti, ora dirigente alla ricerca di una sua identità: «Spesso si pensa che giocare a calcio e fare il dirigente siano le stesse cose. Non è così, sono due mestieri diversi. Questo accade in tutti i lavori. Io non potrei fare il giornalista. Francesco ha smesso di giocare e lui sa cosa sente e cosa vuole fare, ma la crescita è graduale, non si nasce imparati. Certo è che lui di calcio ne sa».

CONTESTAZIONE PALLOTTA

Ranieri si augura una domenica di festa, senza contestazione al presidente Pallotta per la scelta di non rinnovare il contratto al capitano giallorosso. Per questo abbiamo chiesto al presidente della Roma JamesPallotta  o un suo dirigente investito però di una delega reale, di venire nella sede del Corriere dello Sport per spiegare i motivi dell'addio di Daniele De Rossi. Perché il popolo giallorosso ha il diritto di sapere e di avere risposte. 

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