Roma, Friedkin arriva e cambia tutto

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Il texano studia il club che intende costruire: nuovo assetto e un supermanager italiano. Circola il nome di Fabio Capello

ROMA - Friedkin si avvicina sempre più alla Roma. Nel fine settimana, o al massimo all’inizio della prossima, saranno firmati i preliminari. In questi giorni dovrebbe concludersi la due diligence sulle dodici società della galassia che compone la Roma. Poi ci sarà la pronuncia del Cda della Friedkin Group, che però è un passaggio formale, perché è controllato dalla famiglia. Dal board uscirà la presentazione dell’offerta vincolante a James Pallotta. Per la firma bisognerà aspettare ancora un po’ e avverrà negli Stati Uniti, tra Boston e Houston. Si procede senza intoppi e senza fretta e probabilmente il management della società non cambierà fino alla fine del campionato, per avere continuità amministrativa l’attuale gestione potrebbe chiudere con la prossima semestrale di giugno, mentre per domani è stato convocato il Cda per l’approvazione della relazione semestrale al 31 dicembre 2019, relativa ai primi sei mesi dell’esercizio 2019/20, che pagherà inevitabilmente l’assenza dei ricavi della Champions e la mancanza di grosse plusvalenze effettuate. Anche Friedkin e i suoi uomini non hanno fiducia nei politici sulla questione dello stadio, ancora non si sblocca l’acquisto dei terreni da parte di Vitek. Ma il vecchio proprietario dei terreni dell’ippodromo sa che senza il progetto della Roma nessuno farebbe niente in quella area. Pallotta ne sa qualcosa di quanto siano lunghi i tempi della burocrazia capitolina e questo è stato uno dei motivi che lo ha spinto a decidere di lasciare la Roma. Non è più venuto nella Capitale perché i tifosi lo avrebbero contestato, lo fanno ancora ad ogni partita. Ma con i soldi che ricaverà dalla cessione della Roma proverà a fare un’altra esperienza nel calcio, probabilmente in Inghilterra.

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Si volta pagina

Friedkin vuole dare un’impronta diversa, seguire la Roma più da vicino. Il figlio Ryan avrà un ruolo di primo piano, ma almeno dieci tecnici americani lo affiancheranno nell’impostare la nuova società. Pallotta non è riuscito a vincere e ad avere appeal con i tifosi, ma ha fatto ricavi, ha messo a posto i bilanci, ha dato un’organizzazione internazionale alla società. Gli avvocati di Friedkin hanno trovato le carte in ordine, dal punto di vista imprenditoriale Pallotta si è mosso bene, le scelte tecniche però non lo hanno premiato. Il magnate texano studia come dare una nuova impronta alla società, vorrebbe un dirigente italiano dal forte impatto mediatico. Sono circolati tanti nomi, anche quello di Fabio Capello, ma non è stata ancora presa una decisione. Friedkin potrebbe essere a Roma a marzo, quando è previsto anche l’arrivo di Vitek, per firmare il rogito dell’acquisto dei terreni e per assistere a una partita della squadra giallorossa. Questi sono giorni caldi. Per il closing la speranza è di chiudere tutto in due mesi o poco più. I tempi sono legati al via libera dell’Antitrust e al lancio dell’Opa sul flottante.

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