Il calcio in "Zona Cesarini" e il più grande collezionista di figurine al mondo

Trionfi e lacrime, gol e parate. Quando la "Zona Cesarini" cambia i destini del calcio. E poi vita e... carriera di Paolo Bellini, considerato il più grande collezionista di figurine al mondo

Tra quasi due anni, il 13 dicembre del 2021, ne saranno passati 90 da quel gol a tempo quasi scaduto che rese eterno il suo autore. Il 13 dicembre del 1931, sul mitico terreno del Filadelfia, l’attaccante italo-argentino Renato Cesarini segnò al 90’ la rete del 3-2 nell’incontro tra la nostra Nazionale e l’Ungheria. Dato che l’asso della Juventus già in campionato era stato capace di una prodezza simile, venne coniato da Eugenio Danese - giornalista di gran talento - il termine “Zona Cesarini”, per indicare le marcature arrivate nei minuti - o addirittura nei secondi - finali. Proprio di queste prodezze giunte “all’ultimo respiro”, per citare il titolo, parla il bel libro di Sergio Taccone, appassionato e informato segugio sempre a caccia delle belle storie - non tutte note - che il calcio contiene e ricorda. Ci sono i due gol che il Manchester United mise a segno - autori Sheringham e Solskjaer - contro il Bayern Monaco in una delle finali più pazze che si ricordino della Coppa dei Campioni, c’è la rete di Aguero che regalò al City di Mancini un attesissimo titolo di Premier, la rovesciata di Pruzzo in un indimenticabile Juve-Roma 2-2, la prodezza di Ceccarini (la sua unica marcatura in serie A) che permise al Perugia di mantenere una storica imbattibilità. Ci sono però, sempre in Zona Cesarini, anche le grandi parate (Dudek allo spirare dei supplementari nella clamorosa finale di Champions tra Liverpool e Milan, o quell’intervento di Shilton con il Nottingham Forest, sempre in Coppa dei Campioni), gli autogol, i pali (Rensenbrink sull’1-1 di Argentina-Olanda del ’78…) anche le reti annullate ingiustamente, come quella messa a segno dal semi sconosciuto Jan Verheyen, centrocampista del Belgio, contro l’Olanda nell’ultima partita delle qualificazioni per il Mondiale del 1974. Un gol, proprio al 90’, cancellato per un fuorigioco che non c’era e che - se convalidato - avrebbe provocato l’eliminazione degli Orange di Cruyff, che pochi mesi più tardi, nel torneo tedesco, avrebbe scritto un capitolo importante della storia del calcio. Un’ingiustizia mitigata dalla nascita della leggenda del Calcio Totale.
ALL’ULTIMO RESPIRO, storie di miracoli in zona Cesarini; di Sergio Taccone, Edizioni della Sera, 166 pagine, 15 euro.

(Furio Zara) Dentro un album Panini c’è la vita di ogni appassionato di calcio, da sfogliare e risvegliare fino allo sfinimento (o alla libidine). Chiunque di noi è stato bambino (ed è tornato ad esserlo nel corso degli anni) ha una piccola-grande collezione di figurine a cui è legato. Ma c’è un solo uomo al mondo che ci batte tutti e sta lavorando anche per la nostra memoria, collezionando migliaia e migliaia di figurine, come se non ci fosse un domani. Quell’uomo si chiama Gianni Bellini, è un simpatico vecchio ragazzo modenese di San Felice sul Panaro ed è a tutti gli effetti il più grande collezionista di figurine di calciatori al mondo, dalle isole Aran al Kazakistan, passando per Camporotondo Etneo e arrivando a Pittenweem. E’ una celebrità, un fuoriclasse nel suo genere, un idolo a prescindere. Il «Times» l’ha definito un «grandfather with the passion of a schoolboy», un nonno con la passione di uno scolaretto. Sentite: la sua collezione conta di 4.000 fra album e raccolte di card complete e oltre 700.000 figu ancora in attesa di residenza. Per attaccare tutte le sue figurine il Bellini avrebbe bisogno di un mese, senza fare null’altro. Applausi. A lui e al giornalista Lorenzo Longhi, autori di «500 figu per Bordon» (con prefazione dell’ex portiere di Inter e Nazionale, Ivano appunto Bordon): è un libro che racconta una passione da incollare ad una vita intera, proprio come una figurina.
500 FIGU PER BORDON, di Lorenzo Longhi e Gianni Bellini; Edizioni Urbone, 106 pagine, 13 euro

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