La vita e la carriera di Bordon, e il calcio nelle Marche

Da Marghera al Mondiale, vinto due volte; la vita e le parate di Ivano Bordon, l'eroe di Berlino. E poi l'Ascoli, L'Ancona, le piccole grandi rivalità territoriali: il calcio nelle Marche

Da Marghera al tetto del mondo del calcio, volando da un palo all’altro con la reattività di una pallottola (così lo soprannominò Sandro Mazzola, uno dei compagni della sua avventura all’Inter). Per chi è stato ragazzo negli Anni Settanta, Ivano Bordon resta il portiere imbattibile di una leggendaria sfida di Coppa dei Campioni (sul campo neutro di Berlino) contro il Borussia Moenchengladbach del mitico Netzer. Quella sera il ragazzo veneto, appena ventenne, parò davvero tutto, compreso un rigore a Sieloff, garantendo all’Inter il passaggio del turno. A quasi 70 anni (è nato il 13 aprile del 1951) Bordon ha deciso di scrivere il libro della sua vita, che è un piccolo capolavoro di understatement, perché racconta di una splendida carriera (372 gare ufficiali con l’Inter, 390 in serie A, due scudetti, tre coppe Italia, 22 presenze in Nazionale con due titoli mondiali, nel 1982 come riserva di Zoff e nel 2006 nello staff di Lippi) con la tranquillità e il distacco di un uomo che sostiene di aver fatto solo il proprio dovere, senza vantarsi troppo o dover alzare mai la voce. In realtà Bordon è stato un grande interprete della scuola italiana dei portieri, freddo e affidabile, dal grande senso della posizione. Qui passa in rassegna le sue tredici stagioni all’Inter (il grande amore della sua carriera che lo aveva scovato nella Juventina di Marghera) poi il divorzio inaspettato e spiacevole, la seconda giovinezza nella Sampdoria e la terza come allenatore dei portieri, con Udinese, Juventus, Inter e Nazionale. E poi la solida amicizia con Oriali, l’importanza della famiglia, i rigori parati, le delusioni, i derby a San Siro, tutto accompagnato dai disegni delle sue parate storiche. Un bel racconto di calcio e di vita.
IN PRESA ALTA, le parate di una vita di un portiere gentiluomo d’altri tempi; di Ivano Bordon, a cura di Jacopo Dalla Palma, Caosfera edizioni, 228 pagine, 16 euro.

Le Marche hanno svolto storicamente un ruolo importante nello sport italiano, e questo senza nemmeno scomodare le reminiscenze leopardiane basate sull’antico Gioco del Pallone col Bracciale. Basti pensare che la sezione di San Severino Marche di Tiro a segno nazionale, nata nel 1862, risulta essere la più antica tra tutte le associazioni sportive legate al Coni e ancora in vita. Nel calcio invece l’Ascoli - la società più blasonata della regione, grazie ai 16 campionati disputati in serie A - nasce nel 1898, l’anno della disputa del primo campionato italiano ufficiale. Di questo - come di tante altre storie - parla il bel libro di Pongetti, interessante e documentatissimo. Si spazia dall’era Rozzi, patron di un Ascoli straordinario, capace di issarsi fino al quarto posto nella serie A della stagione 1979/80, ma anche uno dei protagonisti della rivoluzione economica del calcio italiano degli Anni Ottanta, con l’arrivo degli sponsor e le sue incursioni televisive nel Processo di Aldo Biscardi, al calcio femminile, ricco di realtà importanti; dall’Ancona (nato nel 1905 su iniziativa di alcuni marinai inglesi di passaggio al porto, ma anche per opera di un giovane, Pietro Rocchi, che un giorno, a Liverpool per lavoro, vide una partita di football e se innamorò; e i colori biancorossi dell’Ancona sono proprio un omaggio eterno ai Reds) fino a campioni come Palanca e Roberto Mancini; dai tanti derby territoriali regolarmente infuocati (uno per tutti, quello tra le squadre di Macerata e Civitanova) alla recente crisi economica, che ha colpito squadre importanti come l’Ancona (due stagioni in serie A poi il fallimento, adesso gioca in Eccellenza) e la Fermana, che pure si era spinta fino alla serie B. Un viaggio affascinante e per certi versi sorprendente.
NON SOLO UN GIOCO, le Marche del calcio; di Andrea Pongetti, Il Lavoro Editoriale, 165 pagine, 25 euro.

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