La saga di Italia-Germania 4-3 e il numero 1 del Futsal si racconta

Cinquant'anni dopo, la storia di una partita diventata leggenda: Italia-Germania 4-3. E poi la vita e i trionfi di Stefano Mammarella, il numero 1 del Futsal mondiale

(Furio Zara) Se cinquant’anni dopo c’era ancora qualcosa da dire su Italia-Germania 4-3, quel qualcosa l’hanno detto (benissimo) Roberto Brambilla e Alberto Facchinetti ricostruendo quel quadro-partita come fa chi si occupa del restauro di certi capolavori dell’arte, illuminando cioè attimi e dettagli custoditi dall’ombra del Tempo e rivelandoli in tutta la loro magnificenza. La storia è (arci)nota, ma non per questo ha perso il suo fascino. Ora sappiamo che quella sfida dell’Azteca ha segnato profondamente l’Italia consegnandole l’ultima goccia di splendore: nell’estate del 1970 il Paese prendeva la rincorsa verso un decennio tragicamente cupo, di piombo, altre partite si sarebbero giocate, in campo e fuori. Scevro di ogni retorica e scartando le trappole della didascalia, «Quattro a tre» (edizioni Incontropiede) si legge di un fiato, è una scialuppa per la memoria di chi quella partita se la ricorda - perché l’ha vista - è un bignami per chi quella partita non l’ha vista, perché non era ancora nato o perché stava muovendo i primi passi in quel mondo ancora in bianco e nero. Rivera, Schnellinger, Riva, Müller, Albertosi, Seeler, Boninsegna, Maier. Ogni nome evoca un mondo, ogni mondo è un romanzo da sfogliare. Da cinquant’anni a questa parte romanzi, film, spettacoli teatrali e saggi hanno sviscerato quei 120 indimenticabili minuti: parlando di tutto, parlando di niente. Sorpresa: indimenticabili mica tanto, perché leggendo «Quattro a tre» si scoprono ad ogni pagina cose nuove. E’ questo il pregio di un piccolo libro prezioso. La prefazione - tra nostalgia del passato e incidenza di questo presente sospeso - è di Massimiliano Castellani.
QUATTRO A TRE, d Roberto Brambilla e Alberto Facchinetti, edizioni Incontropiede, 129 pagine, 14,50 euro

“Mamma che parata!”, dove Mamma sta per Stefano Mammarella, portiere fenomeno del Futsal, che qui si racconta al bravo Orlando D’Angelo. Per chi fosse all’oscuro dei fatti del calcio a 5, spieghiamo subito che Stefano - nato a Chieti 35 anni fa - è uno dei simboli più luminosi della storia di questo sport: titolare della Nazionale italiana (112 presenze, quarto nella classifica all-time), con cui ha trionfato nell’Europeo del 2014, eletto per tre volte Miglior portiere del Mondo, con le sue squadre di club ha vinto tutto: due scudetti (Montesivano e Acquaesapone), una Champions League (Montesilvano, nel 2011), tre Coppe Italia, due Supercoppe, una Winter Cup. Una “storia da numero 1”, come la definisce nella sua affettuosa prefazione il presidente del Coni Giovanni Malagò (che di calcio a 5 si intende, avendo vinto tre scudetti con la maglia della mitica Roma RCB), nata per le strade del quartiere San Martino di Chieti, di fronte alla panetteria di famiglia. Con la scelta, quella di giocare in porta, probabilmente ereditata dal fratello maggiore, poi trasferitasi nella squadra Pulcini (di calcio a 11) della River Chieti. Passaggio cruciale è l’iscrizione al Cus Chieti e l’incontro con Luca Di Eugenio, che è ancora adesso il suo mentore e allenatore. Dal Palacus Mammarella spicca il volo nell’Under 21, poi l’esordio in serie A a 17 anni, quindi la chiamata di una “grande” come il Montesilvano e infine nel 2013 l’approdo alla sua squadra attuale, l’Acquaesapone (dove ha appena rinnovato il suo contratto, fino al 2022). Una straordinaria carriera, quella di Stefano, vissuta interamente nell’ambito della sua regione, l’Abruzzo, resistendo alle numerose lusinghe arrivate dall’estero. Insomma, una bellissima favola di sport e di vita, che il “Buffon del futsal” - ragazzo intelligente e mai sopra le righe - ha voluto raccontare con il contributo di addetti ai lavori - da Colini, l’allenatore più vincente di questo sport, a Ciccio Angelini, che lo ha preceduto tra i pali della Nazionale, vincendo il primo Europeo azzurro nel 2003 - una lezione sulla passione e sulla volontà di rendere reali i sogni, dove l’ultimo capitolo deve essere ancora scritto: «Finché avrò questa energia in testa, sarò in campo. Ci sono ancora tanti palloni da parare sul mio cammino…».
IL PORTIERE PIU’ FORTE DEL MONDO, storia di Mammarella, il fenomeno del futsal; di Orlando D’Angelo, Hatria Edizioni, 15 euro, 126 pagine.

Articoli correlati

Commenti

Dalla home

Vai alla home