Bianchi e la bici mania: ”Un fenomeno inatteso, difficile da spiegare”

Fabrizio Scalzotto, CEO del marchio, parla del momento d'oro delle biciclette: "Il Covid ha cambiato le nostre abitudini. L'Italia potrebbe essere il paradiso d'Europa per questo settore, ma dobbiamo ancora crescere. Nei prossimi anni avremo grandi soddisfazioni"

L'emergenza sanitaria e le restrizioni a cui siamo stati sottoposti nei mesi scorsi hanno, inevitabilmente, cambiato le abitudini degli italiani. Soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti e le necessità che ne conseguono, viste le norme di distanziamento sociale tuttora in vigore. L'insieme di questi fattori sta facendo vivere un momento d'oro al settore del biciclette, già da qualche anno inserite all'interno di un trend in forte crescita. Ma adesso non ci sono dubbi: gli italiani vogliono la bici, e gli incentivi sulla spesa non fanno che aumentare questa nuova passione. 

Dalla riapertura dei negozi, da maggio ad oggi, le vendite di bici tradizionali ed a pedalata assistita hanno fatto segnare infatti “un +60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”. Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), stima “un aumento di circa 200.000 pezzi venduti nel solo mese di maggio sul 2019”.

Gli italiani si stanno scoprendo un popolo di ciclisti? Ne abbiamo parlato con Fabrizio Scalzotto, CEO di Bianchi, marchio di Treviglio ma fondato a Milano da Edoardo Bianchi nel 1885, con il quale abbiamo analizzato l'attuale situazione del mercato biciclette, della mobilità e su quello che sarà il trend del prossimo futuro. 

Qual è la fotografia oggi in Italia per le due ruote, muscolari ed elettriche?

Sostanzialmente credo sia in atto da tempo un cambiamento nell’utilizzo della bici: si sta passando da oggetto prettamente sportivo, ad opportunità di ‘smart moving’. Si assiste ad un rilancio da almeno 6-7 anni, ma in misura maggiore negli ultimi 2-3 anni con trend di crescita del 10-15% a stagione. Un cambiamento culturale, a ben vedere,  e quello che accade in Italia è qualcosa di straordinario. La situazione derivante dal Covid credo abbia portato le persone a tenere in maggiore conto la propria fisicità. Un fenomeno inatteso. Difficile da spiegare".

Come valuta la campagna sugli incentivi?

"Non è il bonus che ha mosso tutto. L’incentivo è andato a favorire un ambito che aveva già un movimento e che era in crescita. Come il mare mosso a cui si aggiunge altro vento. 
Credo comunque che questo provvedimento possa essere fondamentale per convincere alcune fasce di utenti. Chi magari punta a spendere 1000 euro ne potrà trarre vantaggio. Meno chi acquista mezzi da 5-6000 euro ed è a questi modelli che in tanti oggi ambiscono.

In generale ho l’impressione che l’incentivo sia un vantaggio verso i monopattini che oggi sono anche loro un trend. In italia, che io sappia, non esistono produttori di monopattini, mezzi soprattutto di importazione. Insomma, sarà un aiuto a chi sta importando container dalla Cina".

Bici muscolari e bici elettriche: qual è il trend dell’ultimo anno e che prospettive ci sono?

"Le elettriche stanno avendo un ottimo riscontro. Se guardiamo quello che è successo in Europa, negli ultimi 2-3 anni, potrei dire che bisognerebbe investire il più possibile in questo settore. In Germania, ma anche Olanda e Svezia, si danno - ad esempio - agevolazioni chilometriche per chi va al lavoro in E-bike con un “tot” riconosciuto in busta paga. In italia siamo ancora indietro su questo, al netto di qualche caso sporadico. Ma l’E-bike come mezzo “smart”, con autonomia da 100-150 chilometri, è utile anche per le scampagnate. Bianchi ha reagito con il programma Life-E, una visione di un movimento sostenibile, che punta al benessere, e su cui stiamo investendo da un paio di anni. Crediamo che sia un ambito fondamentale per il futuro".

Qual è oggi in Bianchi il rapporto tra bici muscolare ed E-bike?

"Diciamo 50-50. Tenendo presente che la nostra è un’azienda focalizzata soprattutto sulle bici sportive. Abbiamo una vendita “muscolare” elevata, ma di fianco abbiamo visto incrementi di E-bike, anche sportive. E questo è un dato, per noi, molto interessante".

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Sulle moto, le cugine a motore, l’elettrico fa ancora molta fatica, con le bici è quasi uno status.

"Credo sia semplicemente una questione di cultura, di riuscire a fare quel passo che ci permetta di capire che non sia solo il rumore che appaga la sensazione di potenza. Nel Nord Europa, è stato tolto il limite alle bici elettriche dei 25 km/h (ora siamo a 50 Km/h) e molti motociclisti vanno in bici a 50 Km/h. Credo che presto si faranno passi in avanti anche sul limite di autonomia, con i progressi importanti sugli accumulatori grazie alla tecnologia aerospaziale e che vedremo presto".

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L’Italia che Paese è ciclisticamente?

"Potrebbe essere il paradiso dell’Europa, ma siamo indietro. Abbiamo luoghi bellissimi che raggiunti in bicicletta riescono a regalare belle esperienze. Sono però convinto che qualcosa stia  cambiando: per fare un esempio, già rispetto a 5 anni fa i percorsi in bici sono aumentati. E’ un problema culturale, ma nei prossimi anni avremo grandi soddisfazioni da questo punto di vista. Possiamo recuperare".

Progetto Life-E avete lanciato un segnale, il Coronavirus è stata una opportunità?

"Il Covid ha creato una situazione “diabolica”. Molte componenti che arrivano dalla Cina sono state bloccate, con la produzione sospesa per 40-50 giorni. Ma quando loro sono stati in grado di ripartire ci siamo fermati noi. Avevamo magazzini bloccati e vendite azzerate. Quando siamo stati in grado di ripartire abbiamo presto esaurito le giacenze. Adesso siamo in sofferenza, perché molte parti per la bici sono in transito e ci vorrà credo l’autunno per ripristinare la normalità. Abbiamo file ai negozi ma facciamo fatica a soddisfare la richiesta".

Su che settore si concentrerà Bianchi nel prossimo futuro?

"Abbiamo diverse linee produttive. Una linea dedicata alle competizioni (con bici fatte a mano nel reparto corse) ed una che sposa il programma Life-E. Saremo sdoppiati tra i due settori: corse e strada".

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